Passeggeri alla stazione Termini di Roma (Dire)
Passeggeri alla stazione Termini di Roma (Dire)

Roma, 14 aprile 2020 - Oggi dovrebbero tirar su le saracinesche librerie, cartolerie, negozi per l’infanzia. Dovrebbero (al condizionale) perché l’esecutivo non ha previsto riaperture scaglionate per regioni ma ci hanno pensato alcuni governatori al Nord e al Sud a stringere le maglie: in controtendenza il veneto Zaia che ha optato per un lockdown più soft, consentendo di fare jogging o babercue in proprietà private. Quel che è certo, al di là di quanto previsto dal nuovo decreto, per più di 110mila aziende la Fase due è già iniziata: tante erano, fino a venerdì scorso – secondo i dati del Viminale – le attività produttive non considerate esplicitamente essenziali che hanno chiesto la deroga ai prefetti. Circa 60mila si trovano tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, seguite a ruota dal Piemonte. Per il meccanismo del silenzio-assenso sono già al lavoro con grande irritazione dei sindacati. 

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Sì, perché se per le grandi imprese come le acciaierie di Terni – al netto dei modelli di sicurezza messi a punto – è facile effettuare i controlli conoscendone vita, morte e miracoli, è assai complicato verificare se le piccole abbiano i requisiti richiesti. Si procederà a campione. Possono invece tornare su piazza avendo il disco verde di Palazzo Chigi le aziende specializzate in silvicoltura e fabbricazione computer, quelle per la cura e la manutenzione del paesaggio e per le opere agricole, fino al commercio all’ingrosso di carta e cartone. 
Le regole per chi riapre sono strette perché sarà obbligatorio non solo pulire e garantire il ricambio di aria dei locali, ma anche avere erogatori di disinfettanti e prevedere percorsi separati. "Proprio per garantire le necessarie misure di sicurezza - spiega l’assessore alle attività produttive Orneli – nel Lazio la riapertura delle librerie slitta al 20 aprile".

Ancor più rigorosi Fontana in Lombardia e De Luca in Campania che hanno prolungato la chiusura di librerie e cartolerie. Altra aria tira in Liguria, dove il governatore Toti ha firmato un’ordinanza che consente non solo di andare in orti e frutteti, ma anche di procedere alla manutenzione degli stabilimenti balneari. Più in là si spinge il veneto Zaia, che toglie le briglie a chi ha voglia di far attività motoria (si può fare anche oltre i 200 metri da casa) però fissa in due giorni la settimana l’apertura dii librerie, cartolerie e negozi d’infanzia.

La road map del 4 maggio

In questo quadro variegato che poco gli piace, oggi il premier Conte farà il punto sull’agenda per il futuro: ci sono settori come moda, automobili e metallurgia che premono per ripartire "almeno" entro la fine di aprile. Tra gli amministratori locali circolano liste con alcune date. E cioè, 4 maggio: libera circolazione delle persone con mascherine e distanziamento assieme alla riapertura di negozi tessili, di arredamento e di abbigliamento con ingressi scaglionati; 11 maggio riaperture dei tribunali; 18 maggio quella di bar e ristoranti con distanze da rispettare fra i clienti; il 25 maggio viene ipotizzata la riapertura di parrucchieri e barbieri con obbligo di mascherina e ingressi singoli. Quindi ripartenza del campionato di calcio il 31 maggio per arrivare al rientro nelle scuole a settembre. Passando per le vacanze: "Andremo al mare", assicura il sottosegretario Bonaccorsi. Frenano i rigoristi: "Si vedrà solo dopo aver aggiornato i protocolli di sicurezza". Che passano anche per l’App che controlli gli spostamenti.

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