Coronavirus, un laboratorio di analisi (ImagoE)
Coronavirus, un laboratorio di analisi (ImagoE)

Castiglione d'Adda (Lodi), 3 aprile 2020 - I cittadini di Castiglione d’Adda, comune del Lodigiano di 4mila abitanti che si trovava all’interno della prima zona rossa, sono diventati un caso di studio. Tutto è partito da uno screening effettuato pochi giorni fa all’ospedale di Codogno su una parte dei 130 donatori attivi della sezione cittadina Avis. Su 60 persone sottoposte a controllo, 40 sono risultate positive al Covid-19, anche se senza sintomi e quindi totalmente inconsapevoli di essere portatori del virus.

Chi ha scoperto di aver contratto il virus ora è in quarantena, ciascuna al proprio domicilio. Fino a qualche giorno fa, non sapendo di avere il Coronavirus, ha però continuato a circolare liberamente, pur nel rispetto delle norme, e qualcuno sarebbe andato anche al lavoro, con rischi enormi per gli altri. La scoperta ha però incuriosito gli studiosi perché permetterebbe di prelevare sacche di plasma da queste persone da utilizzare per curare i malati. Per questo le iniziative come lo screening dei donatori Avis nei territori maggiormente colpiti continueranno. A breve infatti si inizierà anche per coloro che sono iscritti alla sede di Codogno (circa 1200) e quella di Casalpusterlengo. L’obiettivo è quello di scovare coloro che hanno contratto, anche in maniera asintomatica, il virus. A confermare l’interesse per il caso di Castiglione, Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano. "È quasi pronto il protocollo studiato con il sindaco, lo presenteremo in Regione già lunedì", spiega.

"Facciamo contestualmente anche i tamponi e se si riscontrasse qualche utente positivo ovviamente sarà l’Ats a contattare il paziente – ha spiegato il presidente e direttore sanitario dell’Avis di Codogno, Mario Grazioli–. Occorre precisare però che gli esami non sono rivolti a tutti, ma solo ai donatori. Ne riusciamo a fare trenta al giorno, tutti all’interno del centro trasfusionale dell’ospedale". Intanto la sperimentazione sui pazienti di terapia intensiva del plasma donato dagli ex positivi è già stata avviata in diversi ospedali, fra i quali il San Matteo di Pavia.