Coronavirus, oltre 10mila morti in Italia (Ansa)
Coronavirus, oltre 10mila morti in Italia (Ansa)

Roma, 28 marzo 2020 - Più di diecimila morti. Quasi tre volte quelli in Cina. Ma nonostante tutto i dati di ieri confermano il segnale di addolcimento delle curve. I contagiati totali – il dato più importante – aumentano di 5.976 unità fino a 92.474: è una crescita del 6,9%, in calo dal 7.39% di ieri e l’8,27% del giorno prima. I morti crescono di 889 invece dei 919 di ieri (il dato di 969 diffuso venerdì dalla protezione Civile va depurato di 50 morti in Piemonte comunicati in ritardo giovedì) e sono 10.023 (+9,7% invece dell’11.1%). I guariti aumentano di 1.434 a 12.384: è un balzo del 13%. Di conseguenza gli attualmente positivi (contagiati meno vittime e guariti) crescono di 3.651 (+5.5%) invece dei 4.401 di venerdì. 
Sul discreto risultato, un contributo stimabile in 300 casi in meno lo ha dato il minor numero di tamponi (6.643 invece di 8.147) rispetto al giorno precedente. Questo considerato la flessione della curva dei contagiati (che salirebbe così al 7,1%) diventa impercettibile. Ma tant’è. 

Lombardia, Emilia Romagna, Veneto

Per fortuna in buona parte del Nord i segnali positivi - finalmente dopo giorni di bollettini pesantissimi - non mancano. La Lombardia aumenta di 2.117 positivi da 37.298 fino a quota 39.415: + 5.6% invece che 6.9%. I morti aumentano invece di 542 (+10% invece di 11.1%) e i guariti di ben 961 (+12%). va meghlio la provincia di Milano, che sale di 375 (il giorno prima 547) a 7.783 casi: +4.2% invece del 7.76% di venerdì e del 14% di giovedì: la curva è chiaramente in discesa. Bene anche Bergamo che ha 8342 casi (ieri +3.5% invece che +8%), Monza (+7% invece di 11.3%), Cremona (3.1%), Lodi (+1.1%). Brescia (7.678 casi) è in lievissimo calo al 5.1%. Male Pavia che cresce del 9,6% fino a 1.877 casi. Non bene neppure Lecco sale dell’8,7% fino a 1316 casi. 

Va meglio l’Emilia Romagna che sale di 795 casi a 12.383 (+6,8% invece di 7.1%) e migliora un punto percentuale, fino al 6%, il tasso dei decessi (1.344). Molto bene i guariti che aumentano di 115 fino a 1.075 (+11.9%) mentre i pazienti in terapia intensiva sono 316 solo 8 in più. Da molte province le notizie sono incoraggianti. Bologna aggiunge 173 casi fino a quota 1.586 (+12.2% invece di 13.5%), Reggio Emilia (1.966) cala dal +9,6% al +5,6%, Rimini ( 1.323) dal 6,3% al 4%, Parma (1.752) da 4,9% al 3,6%. In controtendenza Piacenza (2.390 casi) da 2.8% a 5% e Modena (1.922) che sale dal 5,7% al 8,46%.

Il Veneto, che vede scendere dall’8.1% al 5.1% l’aumento percetuale dei positivi, che salgono di 433 fino a quota 7.930. Padova sale del 6,2% a 2009 casi, Verona del 6,6% a 1754. Putroppo la regione ha avuto 46 vittime, il che porta il conto a 362 (+15.6%). Va leggermente meglio il Piemonte che raggiunge i 7.661 casi (3.568 dei quali a Torino) con la curva che cala da 8.4 a 8% e i morti che salgono a 617.  Il Friuli (1.436 casi) sale del 9%. 

Allarme dalla Toscana

Non va bene la Toscana che aumenta i positivi di 367 fino a quota 3.817 (+10.6% invece del 6,9% di venerdì) mentre i morti crescono fino a 198 (+11.8%, stabile). Firenze passa da 764 a 855 casi (+11.9%), Lucca cresce del 28,4% da da 481 a 618  casi, Massa Carrara  sale del 40,7% da 334 a 470 casi, Pisa del 13,7% fino a 398 casi. Sul dati particolarmente negativi di Massa Carrara e Lucca potrebbe però aver pesato il riconteggio di tamponi dell’altroieri.  Non vanno bene neppure le Marche che crescono di 177 fino a 3.373 casi (+5.5% invece del 2.6% del giorno prima) ma il tasso è comunque basso e ma l’hotspot di Pesaro (1.507 casi) sale solo del 2,1%. Negative le performance della provincia di Trento (+8,1% invece di 7.2%) e la Sicilia (+8.7% invece di 7.4% ma il picco di 3 giorni fa sembra lontano). Benino la Liguria che sale a 2. 822 casi (+4,6% invece di 5%) e il Lazio a 2.505 (9.1% invece di 9,5%).. La Campania cresce del 9.5% invece dell’11% di venerdì, la Puglia del 9,2% invece del 12.8%. 
Il cammino verso il picco richiederà ancora qualche giorno, pur se la strada sembra tracciata, grazie al lockdown che riduce i contatti. "Se non fossero state adottate misure così drastiche – ha commentato ieri Angelo Borrelli, tornato in Protezione Civile dopo la lieve indisposizione – avremmo oggi ben altri numeri".