Perché colpisce in modi diversi? I ricercatori non sono ancora riusciti a capire perché il SarsCov-2 in alcune persone infette resta asintomatico, non causando alcun problema, mentre in altri soggetti scatena complicazioni che possono rivelarsi fatali. Uno studio su 4mila pazienti, in Italia e Spagna, ha permesso di identificare alcune caratteristiche genetiche che – sostengono gli autori – potrebbero fornire una risposta: i contagiati che hanno sviluppato gravi sintomi respiratori presentavano due varianti genetiche, assenti invece nei pazienti asintomatici. La prima riguarda il gruppo sanguigno d’appartenenza, la seconda ha a che fare con una proteina delle membrane cellulari, sfruttata dal Coronavirus per eludere le difese della cellula, iniettare al suo interno il proprio materiale genetico e avviare il...

Perché colpisce in modi diversi?

I ricercatori non sono ancora riusciti a capire perché il SarsCov-2 in alcune persone infette resta asintomatico, non causando alcun problema, mentre in altri soggetti scatena complicazioni che possono rivelarsi fatali. Uno studio su 4mila pazienti, in Italia e Spagna, ha permesso di identificare alcune caratteristiche genetiche che – sostengono gli autori – potrebbero fornire una risposta: i contagiati che hanno sviluppato gravi sintomi respiratori presentavano due varianti genetiche, assenti invece nei pazienti asintomatici. La prima riguarda il gruppo sanguigno d’appartenenza, la seconda ha a che fare con una proteina delle membrane cellulari, sfruttata dal Coronavirus per eludere le difese della cellula, iniettare al suo interno il proprio materiale genetico e avviare il processo con cui si moltiplica. Entrambe le varianti non sembrano però avere singolarmente le potenzialità per determinare la gravità con cui la patologia si manifesta. Per questo altri ricercatori stanno continuando a indagare, concentrandosi sui pazienti di età inferiore ai 50 anni, meno a rispetto ai più anziani.

I guariti diventano immuni?

Ancora non è chiaro se il sistema immunitario sia in grado, dopo la guarigione, di mantenere una memoria del virus e quanto possa durare l’eventuale immunità. L’unica cosa rilevata, al momento, è la presenza di anticorpi neutralizzanti, che esercitano un ruolo importante nel bloccare l’infezione. Tuttavia si è visto che i livelli tendono a diminuire poche settimane dopo la comparsa della malattia. I ricercatori stanno quindi studiando altri meccanismi immunitari che potrebbero offrire protezione, nel caso di una nuova infezione da Coronavirus. Qualche indizio è promettente, ma nel complesso ci sono ancora molte cose da capire sull’argomento. 

La mutazione del virus preoccupa?

Durante il processo di replicazione i virus mutano continuamente. Da mesi gli studiosi stanno monitorando in laboratorio il meccanismo di evoluzione del Coronavirus, segnalando la presenza di una variante europea rispetto a quella cinese, diventata la più ricorrente nel mondo. La variante ha mostrato una maggiore capacità di causare un’infezione rispetto ad altre versioni del Coronavirus: non è però ancora chiaro se questa caratteristica riscontrata in vitro sisa applicabile anche agli esseri umani.

Il vaccino non ci farà ammalare?

Secondo alcuni esperti, il vaccino potrebbe essere pronto entro la prossima primavera, ma non è ancora chiaro se sarà in grado di difenderci completamente dal Coronavirus. Attualmente i sieri in fase di sviluppo sono almeno 200. I primi test indicano che potremmo disporre di un vaccino parzialmente funzionante utile, ad esempio, a ridurre il rischio di complicanze polmonari senza escludere però la possibilità di ammalarsi. Molto dipenderà dalle capacità o meno del sistema immunitario di sviluppare e mantenere difese nel tempo contro il Covid-19, circostanza al momento non priva di dubbi.

Qual è l'origine dell'epidemia?

I Coronavirus vengono veicolati all’uomo da ospiti intermedi, che per la Mers sono stati i dromedari, per la Sars probabilmente lo zibetto. Il contagio, anche nel caso del Covid-19, è stato di tipo zoonotico, ovvero causato dalla trasmissione del virus da animale a uomo. Non a caso l’epicentro dell’epidemia è un mercato dove venivano venduti anche animali selvatici vivi. Gli studiosi non hanno però ancora determinato con precisione quale sia stato l’animale che ha trasmesso il virus all’uomo: appare comunque probabile, anche alla luce di quanto accaduto nelle epidemie precedenti che il serbatoio dei Coronavirus sia stato un mammifero. L’Oms ha sottolineato come vi siano sempre nuove evidenze scientifiche del legame tra il SARSCoV-2 e altri coronavirus (CoV) simili circolanti nei pipistrelli. Molti scienziati ipotizzano quindi che l’attuale Coronavirus abbia avuto origine nei pipistrelli in una regione della CIna, forse lo Yunnan, o in un altro Paese asiatico, come il Myamnmar, il Vietnam o il Laos, con il sospetto che prima di arrivare all’uomo abbia avuto un passaggio intermedio in un’altra specie, forse il pangolino.