Mario Draghi, 73 anni, presidente del Consiglio dei ministri dal 13 febbraio scorso
Mario Draghi, 73 anni, presidente del Consiglio dei ministri dal 13 febbraio scorso
di Alessandro Farruggia Più pesi e ancor più misure. E in particolare un coprifuoco alle 22 dai vantaggi incerti ma dai costi sicuri che, con il combinato disposto della chiusura delle attività di ristorazione al chiuso, penalizza pesantemente il comparto turistico e che se fosse mantenuto fino a fine luglio – una eternità – rischia di azzoppare la stagione estiva facendo da involontario e improvvido assist per Grecia, Croazia, Spagna e altri lidi stranieri. Una cosa pare certa, il coprifuoco resterà alle 22 almeno fino al 10 maggio. Poi, si vedrà. L’indomani del no di Mario Draghi alle richieste delle Regioni, delle categorie, oltre che di Lega, dei renziani, di Forza Italia e di Fdi, gli enti locali tornano alla carica. Il presidente della Conferenza delle Regioni, il friulano Massimiliano Fedriga, ieri ha riunito i...

di Alessandro Farruggia

Più pesi e ancor più misure. E in particolare un coprifuoco alle 22 dai vantaggi incerti ma dai costi sicuri che, con il combinato disposto della chiusura delle attività di ristorazione al chiuso, penalizza pesantemente il comparto turistico e che se fosse mantenuto fino a fine luglio – una eternità – rischia di azzoppare la stagione estiva facendo da involontario e improvvido assist per Grecia, Croazia, Spagna e altri lidi stranieri. Una cosa pare certa, il coprifuoco resterà alle 22 almeno fino al 10 maggio. Poi, si vedrà.

L’indomani del no di Mario Draghi alle richieste delle Regioni, delle categorie, oltre che di Lega, dei renziani, di Forza Italia e di Fdi, gli enti locali tornano alla carica. Il presidente della Conferenza delle Regioni, il friulano Massimiliano Fedriga, ieri ha riunito i governatori per un vertice straordinario che ha partorito una lettera per il presidente del Consiglio, in cui si chiedono una raffica di modifiche al decreto riaperture. "Ferma restando l’amarezza per la decisione del Governo di modificare unilateralmente la linea concordata in sede di incontro politico, alla presenza di cinque ministri, con le Regioni, le Province autonome, le Province e i Comuni in merito alla percentuale minima per la didattica in presenza, un metodo che non ha privilegiato il raccordo tra le diverse competenze che la Costituzione riconosce ai diversi livelli di Governo" le Regioni e le Province autonome chiedono, oltre al rispetto delle intese sulla scuola, di "estendere, nel rispetto dei protocolli di prevenzione, i servizi di ristorazione anche al chiuso, eliminando ogni differenza di trattamento derivante dagli orari di somministrazione", di "prorogare l’orario di inizio del coprifuoco dalle 22 alle 23", di aprire, "fin dal 26 aprile, le palestre al chiuso per le lezioni individuali", di "inserire un’apposita previsione per la riapertura delle piscine al chiuso", di "consentire la ripartenza del settore wedding e anticipare l’apertura dei parchi tematici e dei mercati" oltre che di "uniformare le date di riapertura degli spettacoli all’aperto e degli eventi sportivi all’aperto".

Non è un documento di parte perché lo hanno votato compatte regioni di destra e di sinistra. E questo crea qualche problema all’esecutivo. Il ministro delle Regioni Maria Stella Gelmini getta acqua sul fuoco. "Il coprifuoco – ha detto l’esponente di Forza Italia – non durerà fino al 31 luglio e non vediamo l’ora di abolirlo. Ogni due settimane verrà fatto un check a tutte le misure previste dal decreto. Il primo sarà a metà maggio. Se non faremo errori e se i comportamenti saranno responsabili io sono assolutamente certa che presto il coprifuoco sarà solo un brutto ricordo". Altre fonti di governo confermano: se solo ne avremo l’opportunità, potremmo posticipare alle 23 il coprifuoco e limare qualche altra misura. Ma allo stato la sola apertura del governo è sulla scuola. Le Regioni, in rivolta perché l’accordo raggiunto sulla percentuale di partenza per il rientro degli studenti in presenza era sul 60%, dovranno accontentarsi della possibilità di derogare al 70%, la soglia fissata nel test, fino al massimo al 50%. Non oltre.

Il giorno dopo l’astensione dei suoi ministri in Cdm, Matteo Salvini tiene la linea sul decreto Covid per non mollare la presa nel centrodestra e far mantenere alla Lega un ruolo di protagonista nel duello a distanza con Giorgia Meloni. Convoca la segreteria politica del partito anche per smentire sul nascere voci di divisioni interne e ad attriti con l’anima governativa della lega e si fa confermare da tutti i dirigenti leghisti il sostegno alla sua battaglia sullo slittamento del coprifuoco alle 23 e sull’apertura dei ristoranti al chiuso. Poi nel pomeriggio incontra per circa un’ora il suo vice Giancarlo Giorgetti, dato tra i più scettici sull’astensione, e entrambi gli staff, al termine dell’incontro pomeridiano, parlano di "clima sereno" e di "sintonia". "Noi – rilancia Salvini – siamo i più leali alleati di Draghi e siamo rispettosi dell’appello di Mattarella. La nostra fiducia è a Draghi, non ai chiusuristi o ai pauristi. E se qualcuno cerca chi vuole rompere chieda al Pd".