Una coppia di ragazze durante una manifestazione del Gay Pride
Una coppia di ragazze durante una manifestazione del Gay Pride
di Nina Fabrizio È vero, basterebbe anche una sola diocesi o un solo parroco a porre il ‘dubium’, il quesito, ma se la Congregazione per la Dottrina della Fede, la massima autorità teologica vaticana, è scesa in campo ieri con una nota formale vagliata dallo stesso papa Francesco per dire un no esplicito alle benedizioni di unioni omosex, negli ultimi tempi, evidentemente, grande era la confusione sotto il cielo. Sì perché, un po’ per via della tipica spinta riformatrice della Chiesa di stampo nordeuropeo da un lato, un po’ perché il pontificato di Francesco aveva esordito con l’ormai famosa ma anche...

di Nina Fabrizio

È vero, basterebbe anche una sola diocesi o un solo parroco a porre il ‘dubium’, il quesito, ma se la Congregazione per la Dottrina della Fede, la massima autorità teologica vaticana, è scesa in campo ieri con una nota formale vagliata dallo stesso papa Francesco per dire un no esplicito alle benedizioni di unioni omosex, negli ultimi tempi, evidentemente, grande era la confusione sotto il cielo.

Sì perché, un po’ per via della tipica spinta riformatrice della Chiesa di stampo nordeuropeo da un lato, un po’ perché il pontificato di Francesco aveva esordito con l’ormai famosa ma anche ambigua frase "Chi sono io per giudicare?" pronunciata a proposito dei "gay che cercano il Signore", le iniziative di benedizione nei confronti delle coppie omosessuali, stavano ultimamente spuntando copiose. In Germania, ad esempio, (dove da poco una donna è stata eletta segretaria della Conferenza episcopale) e in Austria, dove hanno avuto come sponsor un cardinale carismatico come l’arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn.

"Non è lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili – chiarisce invece ora l’ex Sant’Uffizio – che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire, fuori dall’unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle unioni tra persone dello stesso sesso". La presenza in tali relazioni di elementi positivi che in sé sono pur da apprezzare e valorizzare – si aggiunge –, non è comunque in grado di renderle legittimamente oggetto di una benedizione ecclesiale poiché si trovano al servizio di un’unione non ordinata al disegno del Creatore".

Parole non facili da digerire per il composito universo gay che aveva allungato uno sguardo speranzoso su un Papa così apparentemente aperto e interprete di gesti forti come l’incontro fuori programma che aveva voluto con una coppia gay nella nunziatura vaticana di Washington durante il suo viaggio negli Usa (e che aveva fatto infuriare il suo ormai acerrimo nemico, l’ex nunzio monsignor Viganò). E probabilmente, a lenire la delusione di tante associazioni di omosessuali, che già ieri si sono fatte sentire, non servono nemmeno le rassicurazioni contenute nella nota secondo cui "la dichiarazione di illiceità" delle benedizioni omosex in chiesa "non intende essere una ingiusta discriminazione".

Il documento illumina comunque una volta per tutte sulla cosiddetta mens del Papa circa il rapporto tra Chiesa e unioni omosessuali, dopo otto anni in cui da Francesco si sono colti segnali ondivaghi (c’è chi ricorda anche il film del regista russo Afineevsky dell’ottobre scorso con uno spezzone in cui Bergoglio dice sì al riconoscimento legale delle coppie gay). E la sua pubblicazione, a ridosso della presentazione delle iniziative per l’Anno della Famiglia, indetto da Francesco sulla base del documento magisteriale Amoris Laetitia, fa intendere quale sia la direzione su cui il Papa vuol guidarla al netto delle spinte, potenzialmente scismatiche, su gay e donne delle chiese mitteleuropee.