Papa Francesco all’Angelus: 84 anni, il gesuita è all’ottavo anno di pontificato
Papa Francesco all’Angelus: 84 anni, il gesuita è all’ottavo anno di pontificato
Cardinali, vescovi, preti, teologi, la fronda gay friendly non ne vuole sapere di tornare nei ranghi. Fra proclami alla disobbedienza e attestazioni pubbliche di vergogna dopo la decisione della Santa Sede di considerare illecite le benedizioni delle coppie omosessuali, per il Papa sono ore di passione. Neanche fosse stata anticipata la Settimana santa deve caricarsi sulle spalle la croce delle critiche veementi all’ultimo responsum dell’ex Sant’Uffizio – di cui ha ordinato la pubblicazione – che rischia di alienargli i favori dei settori progressisti della Chiesa. Per la prima volta in questi otto anni di pontificato ad agitarsi sono ambienti liberal che si sentono traditi dopo le aperture di Bergoglio sul "chi sono io per giudicare un gay che cerca...

Cardinali, vescovi, preti, teologi, la fronda gay friendly non ne vuole sapere di tornare nei ranghi. Fra proclami alla disobbedienza e attestazioni pubbliche di vergogna dopo la decisione della Santa Sede di considerare illecite le benedizioni delle coppie omosessuali, per il Papa sono ore di passione. Neanche fosse stata anticipata la Settimana santa deve caricarsi sulle spalle la croce delle critiche veementi all’ultimo responsum dell’ex Sant’Uffizio – di cui ha ordinato la pubblicazione – che rischia di alienargli i favori dei settori progressisti della Chiesa.

Per la prima volta in questi otto anni di pontificato ad agitarsi sono ambienti liberal che si sentono traditi dopo le aperture di Bergoglio sul "chi sono io per giudicare un gay che cerca Dio?" e sull’ammissibilità delle unioni omosessuali, frange che hanno fatto spesso quadrato attorno a lui. In primis lo hanno difeso a fronte di critiche crescenti e diffuse tra i cattolici a un Papa reo di occuparsi troppo di migranti e poco di Dio e dell’aldilà. O ancora, ritenuto colpevole d’intaccare la dottrina, generando illusioni (anche in materia Lgbt) e confusione nella base per via delle sue sortite pastorali in tema di morale familiare e sessuale, con conseguente svuotamento delle chiese.

A salire sulle barricate contro la dichiarazione sulle benedizioni delle coppie gay è soprattutto la maggioranza della Chiesa tedesca, impegnata in un processo sinodale – guardato con sospetto dalla Santa Sede – che vuole andare fino in fondo nella legittimazione di un rito ormai prassi in varie diocesi. Gli ultimi in ordine di tempo a muovere critiche sono stati 212 professori di Teologia per i quali il responsum, bollato come "paternalistico", manca di "profondità teologica, comprensione ermeneutica e di rigore argomentativo".

Dalle cattedre universitarie a quelle episcopali la musica in Germania non cambia. Il pronunciamento romano è stato accolto con freddezza dal presidente dei vescovi, Georg Batzing, e contestato tra gli altri dall’ordinario di Essen, Franz-Josef Overbeck. In una lettera alle parrocchie della diocesi, il presule, da un lato, ha invitato i cattolici a non soccombere alle "tentazioni fondamentaliste", dall’altro, ha sottolineato come il ricorso della Chiesa alla legge naturale per trattare di omosessualità "non è più compreso e nemmeno più accettato". Alla disobbedienza si appellano, invece, due preti, Burkhard Hose e Bernd Moenkebuescher, che online hanno dichiarato di voler continuare a benedire le unioni Lgbt. Centinaia le firme a loro sostegno.

Ma non è solo la Germania a ribellarsi alla Santa sede. In Belgio ha smosso le acque il vescovo di Anversa, Johan Bonny. Sensibile alla causa Lgbt, sul sito della diocesi ha confessato di "provare una vergogna indiretta per la mia Chiesa", la stessa che benedice "animali, auto, edifici", ma "mostra poco rispetto" per le coppie gay. Dubbi sull’opportunità della dichiarazione sono stati espressi anche dal cardinale statunitense Blaise Cupich e dal capo dell’episcopato australiano, Mark Coleridge, in un contesto a ogni latitudine sempre più infuocato sulla falsariga di quello successivo al varo dell’enciclica Humanae vitae sulla pillola (1968). Poco importa che la fonte scelta per il pronunciamento (il responsum) abbia il minimo grado di autorità tra gli atti magisteriali, o che per la prima volta in un testo vaticano si riconoscano "elementi positivi" nelle relazioni gay.

Di fronte alla ridda di critiche si racconta di un Papa rattristato. E non poteva essere altrimenti, se è vero che, come filtra dai sacri palazzi, col responsum Bergoglio ha cercato di dettare preventivamente la linea al Sinodo tedesco. La dichiarazione, è vero, non asseconda la benedizione alle coppie Lgbt, ma riconosce comunque un inedito spazio a quella verso gli omosessuali, non per forza single.