di Beatrice Raspa SALÒ (Brescia) Arrestarli in flagranza si era rivelato impraticabile, visto che i tempi erano ormai scaduti. Fermarli pure, per un vuoto normativo che non prevede lo stesso trattamento per l’omicidio stradale e l’omicidio della navigazione, di fatto non previsto. È rimasta la carta del mandato d’arresto europeo, richiesta di misura cautelare giustificata dalla gravità indiziaria, dal pericolo di fuga e di reiterazione dei reati, inoltrata alle autorità tedesche tramite...

di Beatrice Raspa

SALÒ (Brescia)

Arrestarli in flagranza si era rivelato impraticabile, visto che i tempi erano ormai scaduti. Fermarli pure, per un vuoto normativo che non prevede lo stesso trattamento per l’omicidio stradale e l’omicidio della navigazione, di fatto non previsto. È rimasta la carta del mandato d’arresto europeo, richiesta di misura cautelare giustificata dalla gravità indiziaria, dal pericolo di fuga e di reiterazione dei reati, inoltrata alle autorità tedesche tramite Eurojustice. La Procura di Brescia non molla la presa sull’incidente nautico provocato dai due 52enni manager bavaresi lo scorso 19 giugno sul Garda, quando il loro potente Riva Acquarama ha falciato e ucciso il piccolo gozzo con a bordo Umberto Garzarella, 37 anni, di Salò, e Greta Nedrotti, 25, di Toscolano, incontrato poco prima di mezzanotte nel golfo di Salò. Rientrati in Germania a 48 ore dai fatti i due, indagati a piede libero per omicidio colposo e omissione di soccorso, ora rischiano il carcere. O meglio, lo rischia il presunto conducente del motoscafo pirata, nei cui confronti il procuratore Francesco Prete e il pm Maria Cristina Bonomo hanno sottoscritto un mandato di arresto europeo. A quanto si è appreso il destinatario non sarebbe il proprietario dell’imbarcazione ma l’amico, la stessa persona ripresa alle 23,35 di sabato da un video delle telecamere di sorveglianza della nautica Arcangeli di Salò mentre durante l’attracco – i ragazzi già investiti e uccisi – non si regge in piedi e precipita in acqua. Sottoposto all’alcoltest la domenica seguente, dopo oltre 12 ore dallo schianto, era risultato negativo. L’altro tedesco invece aveva rifiutato le analisi del sangue.

Il provvedimento ha già avuto il via del gip di Brescia, Andrea Gaboardi, ed è sulle scrivanie dei giudici del Tribunale di Monaco di Baviera, chiamati nelle prossime ore a pronunciarsi. "La richiesta ci pare una risposta efficace a un comportamento dei due tedeschi che dall’inizio alla fine non è stato improntato a correttezza" è il commento degli avvocati Patrizia Scalvi e Caterina Braga, per i genitori di Greta. I legali delle famiglie delle vittime nei giorni scorsi si erano mostrati critici con la richiesta da parte del consulente dei turisti indagati di ulteriori accertamenti tossicologici sulla studentessa, stando all’autopsia morta annegata. La ragazza era stata ripescata 12 ore dopo Umberto, deceduto sul colpo e trovato sulla sua barchetta squarciata all’alba di domenica, a 98 metri di profondità.