di Riccardo Jannello Sarà l’autopsia a dire come Laura Perselli, 68 anni, sia stata uccisa. Il corpo della madre di Benno Neumair è stato recuperato ieri mattina dall’Adige all’altezza dei Laghetti di Egna dai sommozzatori di vigili del fuoco e Protezione civile. Si cerca ancora quello del marito, Peter Neumair, 63 anni. Il figlio trentenne della coppia è in carcere con l’accusa di duplice omicidio aggravato dai legami familiari e occultamento di cadavere. Gli indizi sono numerosi, ma il ragazzo non ha confessato, anzi si è dichiarato innocente e negli ultimi giorni ha ripetutamente espresso...

di Riccardo Jannello

Sarà l’autopsia a dire come Laura Perselli, 68 anni, sia stata uccisa. Il corpo della madre di Benno Neumair è stato recuperato ieri mattina dall’Adige all’altezza dei Laghetti di Egna dai sommozzatori di vigili del fuoco e Protezione civile. Si cerca ancora quello del marito, Peter Neumair, 63 anni. Il figlio trentenne della coppia è in carcere con l’accusa di duplice omicidio aggravato dai legami familiari e occultamento di cadavere.

Gli indizi sono numerosi, ma il ragazzo non ha confessato, anzi si è dichiarato innocente e negli ultimi giorni ha ripetutamente espresso all’avvocato Flavio Moccia la speranza che i corpi dei genitori venissero trovati. Di loro non si aveva più notizia dalla sera del 4 gennaio. Approfittando di alcuni lavori che dovevano essere effettuati lungo l’Adige era stato possibile abbassarne il livello di almeno 30 centimetri, cosa che i carabinieri chiedevano per potere avere maggiore possibilità di recuperare i corpi. Si pensa che quello dell’uomo non sia molto lontano.

Il sangue di Peter era stato ritrovato sia sulla spalletta del ponte di Vadena – venti chilometri a monte di dove è stata trovata Laura –, dal quale è stato scaricato nel fiume, sia sulla Volvo di famiglia, usata per il trasporto dei cadaveri, sangue che il Ris dei carabinieri era riuscito a rilevare nonostante il tentativo di ripulire l’auto. La procura, che ha fatto arrestare il 29 gennaio Benno, ha pochi dubbi sul fatto che sia lui il duplice assassino. Troppi i buchi temporali nel suo racconto, come quello che l’ha visto impiegare molto più di un’ora, oltre il doppio del tempo necessario, per raggiungere da via Castel Roncolo la sua ragazza a Ora la sera del 4 gennaio.

Benno ha detto di essersi fermato a vedere dei pescatori lungo la strada che costeggia l’Adige e poi di avere fumato uno spinello. A casa di Martina, indagata per favoreggiamento, ci è giunto con un cambio d’abito e ha fatto lavare la roba che aveva indosso; la donna l’ha poi consegnata spontaneamente agli inquirenti. La ragazza ha affermato che nei giorni successivi alla scomparsa dei due insegnanti in pensione e prima che la villa fosse posta sotto sequestro, Benno l’ha portata a dormire lì "e tutto le sembrava tranquillo", anche se in seguito avrebbe ricordato particolari riferiti ai carabinieri sui quali mantengono il riserbo.

Si è saputo che il giovane istruttore di fitness e supplente di matematica in una scuola privata, è stato ricoverato alcuni giorni in un reparto di psichiatria in Germania dove si trovava, lo scorso anno, a casa di una fidanzata: la minacciò con un coltello puntandoselo poi addosso. La donna riuscì a bloccarlo e a chiamare l’ambulanza. In ospedale fu diagnosticata a Benno una sindrome paranoide. Negli ultimi mesi, tornato a vivere con i genitori e dopato di anabolizzanti, si era altre volte dimostrato violento, tanto che i litigi erano sempre di più. Forse al culmine di uno di essi – la richiesta dei ragazzo di essere "risarcito" delle spese sostenute per l’università – si è scatenata la furia omicida del culturista.