La Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione

Roma, 31 marzo 2021 - Via libera dalla Cassazione al riconoscimento nell'anagrafe italiana dello status di padri per una coppia dello stesso sesso di genitori adottivi di un bambino riconosciuto loro figlio dalla legge dello Stato di New York. La coppia gay, composta da un italiano con cittadinanza americana e da uno americano, viveva e aveva condotto tutte le pratiche per l'adozione del minore nato da genitori biologici. Dalle attività istruttorie negli Usa, non era emerso in nessun modo come un caso di maternità surrogata, pratica vietata in Italia. Si tratta di adozione piena estesa a tutti e due i partner, detta anche 'legittimante', e per la Cassazione non può essere un "elemento ostativo all'adozione" il fatto che "il nucleo familiare sia omogenitoriale", una volta escluso l'accordo di "maternità surrogata" o relativo a soldi.

La Suprema Corte ha respinto il ricorso del sindaco di un Comune lombardo, contro la decisione con la quale la Corte di Appello di Milano il 9 giugno 2017 aveva detto sì al riconoscimento dell'adozione del piccolo, che oggi ha circa dieci anni. Per la delicatezza della questione e la novità del caso, la vicenda è stata affrontata e risolta dalle Sezioni Unite con il verdetto 9006 depositato oggi a seguito dell'udienza presieduta dal Primo presidente della Cassazione Pietro Curzio. Gli ermellini hanno rilevato che il provvedimento di adozione estero in questione "non si è fondato solo sul consenso dei genitori biologici ma anche sugli esiti di un'indagine relativa all'idoneità della coppia adottante". Questo significa che "il controllo giurisdizionale non si è limitato al riscontro del consenso dei genitori del minore ma ha avuto carattere complessivo, investendo tutte le parti del giudizio".

Per la Cassazione, se in casi del genere emerge "con obiettività probatoria" che la scelta "di privarsi del figlio minore da parte dei genitori biologici derivi da un intervento di carattere oneroso degli adottandi" o che il "consenso prestato" sia la conseguenza di un "accordo vietato e sanzionato penalmente dal nostro diritto interno" in quanto viola diritti fondamentali della persona, "come l'accordo sulla surrogazione di minore", allora devono essere valutate - al momento della trascrizione dell'atto o da parte dei giudice - non solo tutta la documentazione formale ma anche "le modalità di produzione" dell'adozione.

La Cassazione inoltre ricorda che sulla scia dei verdetti comunitari e delle convenzioni internazionali, la Consulta ha più volte "sollecitato il legislatore" ad ampliare "le condizioni di accesso all'adozione legittimante", dato che fin dagli anni 90 ci si confronta "con le richieste di costituzione di status genitoriali adottivi da parte di soggetti diversi dalle coppie coniugate eterosessuali".