Più volte, da quando nel 2010 Viktor Orbán (nella foto in alto, da giovane) è tornato al potere, si è parlato di deriva autoritaria dell’Ungheria. L’erosione dell’indipendenza giudiziaria, lo spoils system e le leggi sul lavoro definite "leggi schiavitù", unite alla scomparsa di media indipendenti, hanno alimentato i timori. Con l’arrivo del Covid, il parlamento di Budapest ha approvato la ‘Legge di autorizzazione’, che assicura al premier pieni poteri, ufficialmente per contrastare la pandemia.

Orbán può governare per decreto senza passare dall’Aula, bloccare le elezioni e sospendere leggi già in vigore. Il tutto a tempo indeterminato. La legge prevede fino a 8 anni di carcere per chi non rispetta il coprifuoco e fino a 10 anni per chi diffonde "notizie false". L’ultima mossa discussa è stata la stretta sulle università, che sono state affidate a una decina di fondazioni, i cui vertici vengono nominati dal governo, come fossero aziende di Stato. Già alla fine del 2018, il governo aveva costretto a chiudere ed "emigrare" a Vienna la Central European University, fondata dal magnate George Soros, in quanto considerata sede di attività non in linea con gli interessi nazionali.

Elena Comelli