Controlli delle forze dell'ordine a scuola
Controlli delle forze dell'ordine a scuola

Monza, 3 agosto 2019 - Il caso del Monzese, sicuramente, è all’estremità del degrado minorile. Ma gli esperti, dai medici ai terapeuti delle comunità, lanciano l’allarme: sempre più minori si drogano senza preoccuparsi che rischiano la vita. "Perché sta succedendo questo? Principalmente per le amicizie sbagliate – spiega il dirigente del Servizio centrale operativo della polizia, il dottor Luigi Bovio –. Un pomeriggio qualsiasi arriva l’invito dell’amico o del fidanzatino: prova questa sostanza. E così inizia il consumo, dando il là alle tragedie. I ragazzi e le ragazze, per essere accettati dal gruppo e soprattutto dal leader, il bullo di turno, seguono il consiglio sbagliato. Il rampollo della famiglia di professionisti, per spirito di ribellione, è a rischio come il 13enne dell’estremo Sud. Queste dinamiche si verificano anche a scuola, nei licei di alto livello, ma di certo in modo maggiore nelle periferie".

Il lavoro di prevenzione e controllo negli istituti sta cambiando, per fronteggiare reati compiuti da minori sempre più giovani. Il nuovo contesto di riferimento impone studi teorici e strategie di intervento inedite per la polizia. "A livello preventivo facciamo sempre più operazioni con personale specializzato – prosegue Bovio –. Negli ultimi anni si è incrementato l’intervento nelle scuole, non soltanto per il contrasto alla droga. Alle figure in divisa affianchiamo diversi esperti, dallo psicologo al pedagogista, sfruttando anche i tecnici che abbiamo all’interno delle nostre forze. Lo spaccio di droga non so se stia crescendo nelle scuole, ma sicuramente il pusher è un ragazzo che va in classe procurandosi la droga all’esterno. Poi, può venderla direttamente nei corridoi dell’istituto o fare da intermediario e mettere in contatto lo spacciatore con il baby compratore fuori dalla scuola. Gli istituti sono zone franche? Lì la legalità dev’essere garantita dalle autorità d’istituto, non c’è un controllo stringente, ma non si può neanche militarizzare l’educazione". La piccola di Vimercate non ha voluto parlare dei pusher, per non esporsi a vendette o non tradire un amico. Nelle indagini di polizia esiste, eccome, l’omertà minorile. "Sono bimbi spaventati, si trovano in un mondo più grande di loro – racconta il vice questore dello Sco –. Anche a questi livelli c’è la minaccia, la ritorsione dei più grandi. Il sistema criminale è lo stesso degli adulti e noi interveniamo a livello psicologico: non si può sentire una bimba come un 30enne, perché hanno grandi sensi di colpa e tendono a negare tutto. Dobbiamo fare capire loro chi sono i buoni e chi sono i cattivi. Serve delicatezza".

Come avviene un blitz anti droga nelle scuole è oggetto di protocolli specifici. "Quando abbiamo notizie confidenziali o segnalazioni di spaccio tra minori, entriamo in azione – spiega Bovio –. Tutto è concordato con la dirigente e il provveditorato scolastico. Nelle aule non possono svolgersi interventi ordinari, in gioco ci sono interessi elevatissimi. Operiamo nella maniera più soft possibile, cercando di essere incisivi. Si usano i cani, ma non è la classica retata anni ‘80: non irrompiamo tra i banchi. Si fanno uscire i ragazzi dall’aula, sono minorenni tutelati dalla legge. Blitz già alle elementari e medie? Se la situazione lo richiede si fanno, ma dev’essere un’estrema ratio". Videocamere nascoste, informatori sotto copertura: si usano tutte le tecniche di indagine anche nelle scuole. "Adottiamo ogni strumento in nostro possesso, sono inchieste normali – conclude Bovio –. Negli istituti secondari scoviamo principalmente hashish, marijuana (14,7 chili nel 2018/19, ndr). Le maestre spesso non si accorgono di nulla perché gli studenti non hanno comportamenti evidenti: tutti devono, però, fare più attenzione tra le mura scolastiche".