La storia parlamentare del Movimento 5 Stelle è costellata di fronde ribelli e scissioni sempre minacciate. Un dissenso a geometria variabile. L’anti-renzisimo, storico cavallo di battaglia grillino, è il fuoco che in questo momento anima quella fetta di deputati e senatori malpancisti, poco più di una ventina, che si candida a diventare la spina nel...

La storia parlamentare del Movimento 5 Stelle è costellata di fronde ribelli e scissioni sempre minacciate. Un dissenso a geometria variabile. L’anti-renzisimo, storico cavallo di battaglia grillino, è il fuoco che in questo momento anima quella fetta di deputati e senatori malpancisti, poco più di una ventina, che si candida a diventare la spina nel fianco del prossimo esecutivo. Questa volta però, i ribelli si sarebbero dati anche un nome di battaglia: "la resistenza".

Tutto comincia nei primi giorni di dicembre, quando una cinquantina di parlamentari M5S, in un documento, minaccia di votare no alla risoluzione di maggioranza relativa alla riforma del Mes, che riceverà poi il via libera dalle Camere il 9 dicembre. A Montecitorio sono 13 i grillini che votano contro: alcuni di loro - Fabio Berardini, Mara Lapia e Carlo Ugo De Girolamo - lasceranno il Movimento nei giorni successivi. Altri non prendono parte al voto: tra questi Raphael Raduzzi, Cristian Romaniello, Francesco Berti, Davide Zanichelli. A Palazzo Madama i no del M5S sono due: Mattia Crucioli e Bianca Laura Granato, mentre non partecipano al voto Rosa Silvana Abate, Margherita Corrado, Luisa Angrisani, Nicola Morra e Fabrizio Trentacoste. E’ proprio in quelle settimane, raccontano, che si crea una sinergia tra le due frange ribelli di Camera e Senato.

"Gli irresponsabili", si chiamano tra di loro i malpancisti. Viene creata anche una chat parallela: il gruppo social viene battezzato appunto "la resistenza". La crisi di governo innescata da Matteo Renzi compatta la fronda, di cui fanno parte persone vicine ad Alessandro Di Battista (nella foto) come la senatrice Barbara Lezzi.

"Sarà inaccettabile qualsiasi ricatto e aumento del potere negoziale di Matteo Renzi", scrive sui social il deputato M5S Cristian Romaniello.