di Elena G. Polidori Sembrava l’uomo della Provvidenza. Quello che doveva far svoltare i 5 Stelle, rimetterli in corsa dopo il crollo elettorale delle Europee, le lotte fratricide interne, le elucubrazioni mentali intorno a statuti, rendicontazioni, regolamenti, espulsioni. L’ex premier, Giuseppe Conte, dopo ben due governi non poteva fallire nel compito, affidatogli da Grillo davanti a una spigola, di fare del Movimento del Vaffa un partito presentabile, istituzionale. Invece, la sorte ingrata, la fatica, le...

di Elena G. Polidori

Sembrava l’uomo della Provvidenza. Quello che doveva far svoltare i 5 Stelle, rimetterli in corsa dopo il crollo elettorale delle Europee, le lotte fratricide interne, le elucubrazioni mentali intorno a statuti, rendicontazioni, regolamenti, espulsioni. L’ex premier, Giuseppe Conte, dopo ben due governi non poteva fallire nel compito, affidatogli da Grillo davanti a una spigola, di fare del Movimento del Vaffa un partito presentabile, istituzionale. Invece, la sorte ingrata, la fatica, le piazze "fredde" e l’eloquio "forlaniano" hanno trasformato l’atteso "effetto Conte" in una risacca limacciosa dove i grillini di governo stanno lentamente affondando. Col Fatto Quotidiano che, addirittura, lo scarica. Nel bel mezzo di una campagna elettorale. Ecco, dunque, che il principale sponsor cartaceo dell’ex premier, quello che aveva parlato di "Conticidio" al momento del passaggio di consegne con il governo Draghi, si è trasformato nel suo peggior giudice. E così, in prima pagina, ecco che Conte diventa "una figura sbiadita". "Va bene che del Movimento degli esordi resti poco o niente – si leggeva l’altro giorno sul giornale di Marco Travaglio –, ma passare dal “Vaffa“ a “La accompagno alla porta, mi saluti la sua consorte“, forse non è esattamente un affare". Poi, ieri, hanno rincarato la dose altri due firme del Fatto, mettendo nel mirino l’ultima performance tv di Conte, quella a Piazza Pulita di La 7, dove l’ex premier ha mostrato assoluta mancanza di "passione", secondo gli scriventi, tanto da non riuscire trasmettere nulla all’esterno. Conte, insomma, non riesce a infiammare le folle, ma men che meno quelli che dovrebbero essere la sua base parlamentare. Lui dice di preferire un partito più modesto nei numeri e intanto si muove per le piazze in un tour elettorale punteggiato di flop e infortuni linguistici e politici. Le amministrative (alla faccia del detto di Nenni "piazze piene, urne vuote") non promettono nulla di buono per il M5s, Conte lo sa e ha già messo le mani avanti: "Questa tornata amministrativa non può essere significativa anche per il nuovo corso M5s: mi sono trovato con le liste già pronte e le ho sottoscritte".

Dicono che il presidente dei 5Stelle – entrato in carica il 6 agosto dopo una consultazione degli iscritti – stia addirittura pensando a una via di fuga. Le malelingue sbandierano una sua frase ("spero e faremo in modo che ci sia qualcuno più bravo di me, quando sarà il momento"), quasi avesse capito che a quella macchina del consenso che gli è stata affidata, il M5s, serve un collante e che lui non è in grado di dare.