di Elena G. Polidori La vendetta sta tutta in una frase che Giuseppe Conte pronuncia dopo l’ennesimo attacco subìto – via video, stavolta – da Beppe Grillo: "Il progetto politico non rimane nel cassetto per la contrarietà di una persona sola". Perché Conte, per paradosso, ieri ha applicato la regola dell’uno vale uno proprio a Grillo: il suo diktat non può fermare quello che vogliono in tanti. A partire dallo stesso ex premier. In mattinata aveva bollato la prima sfuriata di Grillo come una "risposta autarchica", ma a sera la presa di distanza dal fondatore diventa siderale: "Ho sempre rispettato e continuerò a rispettare Grillo – ha commentato Conte –, ma non dica falsità su di me, ho agito sempre in trasparenza. Sono pronto a pubblicare lo scambio di mail che ho avuto con Grillo, se lui mi autorizza". Una minaccia di...

di Elena G. Polidori

La vendetta sta tutta in una frase che Giuseppe Conte pronuncia dopo l’ennesimo attacco subìto – via video, stavolta – da Beppe Grillo: "Il progetto politico non rimane nel cassetto per la contrarietà di una persona sola". Perché Conte, per paradosso, ieri ha applicato la regola dell’uno vale uno proprio a Grillo: il suo diktat non può fermare quello che vogliono in tanti. A partire dallo stesso ex premier.

In mattinata aveva bollato la prima sfuriata di Grillo come una "risposta autarchica", ma a sera la presa di distanza dal fondatore diventa siderale: "Ho sempre rispettato e continuerò a rispettare Grillo – ha commentato Conte –, ma non dica falsità su di me, ho agito sempre in trasparenza. Sono pronto a pubblicare lo scambio di mail che ho avuto con Grillo, se lui mi autorizza". Una minaccia di svelare risvolti del rapporto che vedrebbero, evidentemente, l’ex comico soccombente. Poi, ha chiarito: "Grillo ha chiesto più che una diarchia politica, è umiliante. Lo statuto quindi non è secentesco, ma medievale, da questo punto di vista". Quindi, la stoccata: "Il sostegno dei cittadini non manca: ho lavorato per 4 mesi. Ho aspettato Grillo in piena trasparenza".

Grillo, secondo Conte, voleva "l’ultima parola sulle scelte politiche – ha raccontato l’ex premier –, dagli esteri fino alle nomine di tutti gli organi politici, compresa l’autorizzazione i contratti di staff di segreteria. Richieste che ho considerato umilianti". Adesso, però, che è tutto davvero tutto finito e che nessuno immagina più che si possa trovare una sintesi tra le diverse posizioni, perché avrebbe il sapore di una farsa, l’ex premier è sembrato sciogliere le riserve, preparando la sua discesa in campo. Con un suo partito. "Non vedevo l’ora di condividere questo progetto – ha ammesso Conte –, ci ho lavorato per mesi e lo considero ambizioso e utile per il Paese". Non rimarrà nel cassetto, appunto.

Ieri, nelle assemblee dei gruppi di Camera e Senato, ha saggiato sul serio lo spessore delle sue truppe e le ha trovate – senza grande sorpresa – molto numerose. Cento, forse centoventi parlamentari M5s (sugli attuali 236) sarebbero al suo fianco, se decidesse di provare a costruire un nuovo soggetto politico subito, prima che si metta ai voti, come chiesto da Grillo, la formazione del nuovo comitato direttivo.

Al Senato, il 90% propende a schierarsi con lui. Più complicata la partita alla Camera dove, se votata e approvata la nuova guida a cinque, con il possibile ingresso di personalità come Stefano Buffagni, Dino Giarrusso, e Nicola Morra – tutti forti di posizioni di spicco per le preferenze – si opterebbe per il fronte del Garante, e Conte perderebbe numeri. Per questo, Grillo spinge per quella soluzione, per metterlo in minoranza ora che si è – finalmente – accorto di essere all’angolo.

A Montecitorio, poi, c’è un’altra variabile: le mosse di Luigi Di Maio e Roberto Fico. Il ministro degli Esteri e il presidente della Camera sono rimasti in silenzio. Il peso sulle loro spalle è notevole, perché se entrambi puntassero sul co-fondatore, un eventuale campo largo del centrosinistra, nei piani dei dem e dell’ex premier, dovrebbe fare i conti proprio con il Movimento delle origini.

Nessuno, né tra i contiani, né tra i filo-Grillo mette ora in discussione l’appoggio al governo o la prospettiva di un’alleanza con il Pd, ma prima bisogna superare lo "scoglio Grillo". E i contiani vogliono portare la mitologica ’rete’ a sfiduciarlo, visto che il Comitato di Garanzia è tutto contro il fondatore. Malignamente, d’altra parte, nei corridoi della Camera si faceva notare che l’articolo 8 dello statuto M5s in vigore prevede che il Garante resti in carica a tempo indeterminato, certo, ma che possa essere revocato, in ogni tempo, su proposta del Comitato di Garanzia a maggioranza assoluta: una strada estrema.

"Bisogna consentire agli iscritti di votare il progetto Conte", commentava ieri Paola Taverna, molto critica con Grillo, mentre dall’europarlamento gli eletti 5 Stelle auspicavano un’unità che sembra davvero lontana. Con il fondatore in complicato tentativo di recupero. Come nel calcio, chi vince festeggia, chi perde – come ha fatto Grillo ieri – spiega.