Quasi trecento parlamentari, seppur in difficoltà e segnati della divisioni, rappresentano pur sempre il gruppo di gran lunga più ampio del Parlamento. Ed è in questo gruppo, ovvero nel M5S, che Giuseppe Conte è in qualche modo costretto a gettare la sua ancora. Dalla posizione del Movimento dipenderà il destino...

Quasi trecento parlamentari, seppur in difficoltà e segnati della divisioni, rappresentano pur sempre il gruppo di gran lunga più ampio del Parlamento. Ed è in questo gruppo, ovvero nel M5S, che Giuseppe Conte è in qualche modo costretto a gettare la sua ancora. Dalla posizione del Movimento dipenderà il destino dell’avvocato del popolo.

Non è un caso che, in due riunioni, prima al Senato e poi alla Camera, un gruppo di parlamentari abbia fatto un passo in più verso Conte ponendo come alternativa solo il voto.

Una corrente di "contiani" di ferro, che include anche qualche "dibattistiano". Eppure il M5S rischia anche di essere un ventre molle dove ogni certezza affonda nella paura più grande, quella delle urne. "Io non scommetterei che pur di dire no a un’alternativa a Conte ci buttiamo in campagna elettorale", spiega una fonte parlamentare di primo piano. C’è poi un certo malumore, in alcuni ambienti 5 Stelle, sulla strategia utilizzata dai vertici e da Conte nei confronti di Iv. "Non si doveva dire ’mai più Renzi’ e cercare i responsabili", spiega un’autorevole fonte pentastellata. Facendo una previsione: oggi il M5S, che andrà da Mattarella con Vito Crimi (foto) come portabandiera, potrebbe aprire al rientro di Iv in maggioranza. Poi dovrà essere Renzi eventualmente a certificare, il suo "no" a Conte.

E Luigi Di Maio? Resta in silenzio. Consapevole che, anche senza Conte, toccherà comunque al M5s proporre un nuovo nome. E il ministro degli Esteri - in stretto contatto con il premier in questi giorni - teoricamente, sarebbe in campo. Ma è una partita a scacchi lunga quella che si giocherà da oggi.