di Antonella Coppari Stamani Conte sale al Colle per dimettersi. L’ultimo residuo dubbio l’ha spazzato via il timore di essere considerato abbarbicato al potere. "Se non lo faccio, diranno che sono troppo attaccato alla poltrona, e così perdiamo anche la credibilità", si lascia sfuggire con gli intimi quando tutto è compiuto. La sua maggioranza gli ha detto cioè in tutte le salse che l’unico modo per tornare a Palazzo Chigi è fare le valigie adesso, prima di essere travolto dal voto in Senato contro Bonafede: "Non abbiamo i numeri per vincere". Il premier a malincuore si piega – fissa alle nove di stamattina il consiglio dei ministri in cui annuncerà il gran passo –, ma con l’obiettivo di disfare i bagagli in tempi record. La palla ora passa a Mattarella, le consultazioni saranno...

di Antonella Coppari

Stamani Conte sale al Colle per dimettersi. L’ultimo residuo dubbio l’ha spazzato via il timore di essere considerato abbarbicato al potere. "Se non lo faccio, diranno che sono troppo attaccato alla poltrona, e così perdiamo anche la credibilità", si lascia sfuggire con gli intimi quando tutto è compiuto. La sua maggioranza gli ha detto cioè in tutte le salse che l’unico modo per tornare a Palazzo Chigi è fare le valigie adesso, prima di essere travolto dal voto in Senato contro Bonafede: "Non abbiamo i numeri per vincere".

Il premier a malincuore si piega – fissa alle nove di stamattina il consiglio dei ministri in cui annuncerà il gran passo –, ma con l’obiettivo di disfare i bagagli in tempi record. La palla ora passa a Mattarella, le consultazioni saranno rapidissime come già accaduto nel 2019, ai tempi del governo giallo-verde: cominceranno domani, presumibilmente con le forze minori, mentre i partiti maggiori dovrebbero salire sul Colle giovedì. Per quanto Conte continui a temere trabocchetti, tanto da prendersi un’altra notte per cercare di far maturare la scelta di quei "costruttori" che non hanno ancora preso cazzuola e cemento per costruire la "quarta gamba" dell’alleanza, il reincarico è assodato. Per rassicurarlo nella travagliata decisione di ieri mattina gli alleati largheggiano in garanzie. "È il punto più avanzato possibile", si lancia Zingaretti. "È indispensabile", cinguetta Bettini. "È insostituibile", corrobora De Petris. "È l’unica soluzione", giurano in coro i Cinquestelle. Renzi non si opporrà. "Se Conte non pone veti su Iv, la delegazione di Iv non porrà veti sul suo nome". Non che si sia arreso, ma capisce che la strada del veto sul premier sarebbe oggi impraticabile. I centristi-volenterosi che dovrebbero formare un gruppo il prima possibile certo non si metteranno di traverso. Il primo passaggio è in discesa, il secondo la formazione del nuovo governo molto di meno. Il progetto di Conte è già preciso: rivolgerà un appello per un esecutivo di salvezza nazionale, si augura che il gruppo dei responsabili gli offra una maggioranza, se non proprio ampia, almeno tale da non aver bisogno di Renzi: sì, perché Iv la preferirebbe tenere fuori dalla porta anche se difficilmente sarà possibile e il Pd attraverso Franceschini si è speso ieri per portarlo su più miti consigli. Importante – per Palazzo Chigi – è che i suoi voti non siano determinanti e per questo le manovre per svuotargli il gruppo proseguiranno e si intensificheranno. Centristi di varia estrazione come l’Udc, Cambiamo! di Quagliariello e Romani ma anche, in tutto o in parte, Forza Italia dovrebbero formare invece una sorta di rete di protezione. Fuori dalla maggioranza, pronti a dare una mano per le riforme: da questa "commissione per le riforme" uscirebbe di fatto un puntello per il governo.

L’esecutivo stesso dovrebbe essere cambiato il meno possibile. Qualche sostituzione ci sarà, Orlando forse al posto della De Micheli, probabilmente qualche uscita pentastellata, i più minacciati sono Catalfo e D’Inca, ma oltre Conte non vuole andare. Insomma più un rimpasto che un vero nuovo governo. Molto dipenderà inevitabilmente da quanto saranno necessari i renziani. L’ex premier infatti cercherà comunque di incunearsi, forse chiedendo la testa se non del premier del Guardasigilli Bonafede, passo inaccettabile per i grillini. Incideranno anche i tempi della crisi. La sola garanzia di ritorno a Palazzo Chigi per Conte è la solidità dell’appoggio di Pd e M5s. In questa prima fase sarà assoluta, ma se la crisi dovesse infilarsi in un vicolo cieco inizierebbero a comparire crepe e smottamenti. L’incognita principale, però, è proprio lui, Giuseppe Conte: sarà l’avvocato pugliese, infatti, ad affrontare una situazione che non gli piace, e nella quale ha fatto di tutto per non trovarsi con la dovuta elasticità e disponibilità. Perché, se come negli ultimi giorni cercherà di "cambiare tutto per non cambiare niente" tutto diventerà per lui molto più difficile.