Mariolina Castellone, 46 anni, M5s
Mariolina Castellone, 46 anni, M5s
di Elena G. Polidori ROMA Giuseppe Conte ha perso. In una riunione fiume dei gruppi parlamentari, l’altra notte alla Camera, il suo candidato capogruppo, Ettore Licheri, ha dovuto lasciare il passo davanti ai consensi che si stavano raccogliendo intorno alla sfidante Mariolina Castellone, tenace ricercatrice campana vicina a Luigi Di Maio. Alla fine sarà lei la nuova capogruppo a Palazzo Madama, ma è indubbio che da questa sfida apparentemente di secondo piano, il leader 5 stelle esce azzoppato. Perché – si ammette tra le fila senatoriali 5...

di Elena G. Polidori

ROMA

Giuseppe Conte ha perso. In una riunione fiume dei gruppi parlamentari, l’altra notte alla Camera, il suo candidato capogruppo, Ettore Licheri, ha dovuto lasciare il passo davanti ai consensi che si stavano raccogliendo intorno alla sfidante Mariolina Castellone, tenace ricercatrice campana vicina a Luigi Di Maio. Alla fine sarà lei la nuova capogruppo a Palazzo Madama, ma è indubbio che da questa sfida apparentemente di secondo piano, il leader 5 stelle esce azzoppato. Perché – si ammette tra le fila senatoriali 5 stelle – è stata "una trattativa e difficile", partita dall’ipotesi di un ticket, che avrebbe previsto una sorta di alternanza tra Licheri e Castellone alla guida del gruppo, fino alla scelta di un terzo nome pur di uscire dallo stallo. Alla fine, Conte ha mollato. "Lasciamo spazio a Mariolina". A seguire – e a totale favore di registratori e telecamere – le dichiarazioni del leader, con tanto di abbraccio tra Licheri e Castellone.

D’altra parte, un braccio di ferro tra le due anime più forti, tra le tante interne ai 5 stelle, avrebbe avuto come unico risultato quello di polverizzare la tenuta del gruppo del Senato, con incertezze future tutt’altro che auspicabili. E così – si sostiene ancora nel M5s – Conte ha senza dubbio preferito perdere una battaglia anzichè perdere poi la guerra. "Era la scelta giusta – ecco una autorevole voce interna – soprattutto in vista del voto sul Quirinale: la spaccatura del gruppo è stata scongiurata".

La livello di allerta, tuttavia, resta alto perché a Montecitorio, a dicembre, si giocherà forse il match più difficile, quello del rinnovo del direttivo grillino. Il primo tempo si è concluso con il rifiuto del capogruppo Davide Crippa di anticipare la fine del suo mandato: mossa che ha scoperchiato il vaso di Pandora delle divisioni interne al gruppo della Camera, facendo suonare l’ennesimo campanello d’allarme in vista dell’elezione del presidente della Repubblica.

La partita, infatti, si preannuncia potenzialmente esplosiva. Crippa non ha ancora deciso se ricandidarsi o meno: qualora il presidente dei deputati M5S, sgradito all’ala contiana, dovesse correre per un nuovo mandato (il terzo) il livello dello scontro si alzerebbe. Anche per questo motivo l’ex ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, possibile candidato alla successione di Crippa, starebbe seriamente prendendo in considerazione l’idea di sfilarsi dalla corsa. Circostanza che darebbe nuova linfa all’ipotesi di una candidatura dell’ex ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, esclusa all’ultimo dalla cinquina dei vicepresidenti M5s scelti da Conte. Insomma, una sfida che in confronto quella appena consumata al Senato è nulla. Con Conte che, stavolta, potrebbe diventare "un re senza regno".