di Luca Bolognini La quarta ondata del virus farà meno paura. Dal 28 giugno, quando il Sars-Cov-2 ha iniziato a riprendere forza, i nuovi casi giornalieri sono passati da 389 a 6.619, ma le ospedalizzazioni e i ricoveri in terapia intensiva sono rimasti stabili. Un mese fa erano rispettivamente 1.723 e 289. Ieri erano 1.812 e 201. E se le tre curve non si muovono più all’unisono, come era successo per le ondate precedenti, il merito è tutto dei vaccini. Il monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità lo certifica ancora una volta: nessuna regione negli ultimi sette giorni ha superato la soglia...

di Luca Bolognini

La quarta ondata del virus farà meno paura. Dal 28 giugno, quando il Sars-Cov-2 ha iniziato a riprendere forza, i nuovi casi giornalieri sono passati da 389 a 6.619, ma le ospedalizzazioni e i ricoveri in terapia intensiva sono rimasti stabili. Un mese fa erano rispettivamente 1.723 e 289. Ieri erano 1.812 e 201. E se le tre curve non si muovono più all’unisono, come era successo per le ondate precedenti, il merito è tutto dei vaccini. Il monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità lo certifica ancora una volta: nessuna regione negli ultimi sette giorni ha superato la soglia critica di occupazione dei posti letto in terapia intensiva o area medica. Il primo valore è rimasto stabile al 2%, mentre il secondo è aumentato di appena un punto percentuale, toccando il 3%. E c’è un altro buon segnale: l’indice Rt, quello che calcola quante persone può contagiare un paziente infetto, questa settimana è salito a 1,57 – sopra la soglia epidemica – ma la proiezione per i prossimi sette giorni è stabile. Con tutte le dovute cautele, questo potrebbe significare che il virus ha iniziato a rallentare la sua corsa.

Ovviamente, come purtroppo ci hanno insegnato 19 mesi di pandemia, questi numeri non ci autorizzano ad abbassare la guardia. Tanto più che l’indice Rt con ricovero ospedaliero è salito a 1,46. "Siamo in una fase in cui dobbiamo muoverci con grande prudenza", ha detto il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro. E lo spauracchio che possano tornare le zone gialle (con Lazio, Sicilia e Sardegna sotto la lente per i prossimi 14 giorni) è concreto: "L’Italia inizia a scurirsi. Oggi è difficile fare previsioni (sul cambiamento di colore delle regioni, ndr), ma con gli ulteriori dati sull’Rt la prossima settimana – ha continuato – avremo un quadro più definito".

L’età mediana di contagi e ricoveri in rianimazione è tornata a salire rispetto a una settimana fa. La prima è passata da 25 a 27 anni, la seconda da 59 a 63. Una spiegazione potrebbe essere la massiccia adesione dei più giovani alla campagna vaccinale, combinata con la ritrosia presentarsi negli hub da parte degli over 50 non ancora protetti.

"Sappiamo che la vaccinazione con ciclo completo riduce dell’88% la probabilità di contrarre l’infezione e di oltre il 95% l’ospedalizzazione. C’è una probabilità da parte di chi è vaccinato di contrarre l’infezione, che è stimabile tra il 10-15%. Se i vaccinati contraggono l’infezione, non sviluppano, se non in rarissimi casi, sintomatologia tale che richieda il supporto dei servizi sanitari, ma il virus – ha spiegato Brusaferro – si moltiplica e può essere trasmesso". Una verità confermata dai dati della Lombardia, dove solo l’8% dei vaccinati con due dosi è rimasto contagiato dalla variante Delta, ma nessuno ha perso la vita o è finito in terapia intensiva.

Proprio per questo è ancora più importante proteggersi. Anche perché in tutta Europa, secondo i calcoli di Matteo Villa, ricercatore dell’Ispi, i sieri anti Covid hanno salvato almeno 113mila vite. E dovrebbe bastare questo numero per convincere anche i più scettici.