Emilia Romagna a un passo dalla zona arancione, l’Abruzzo e l’Umbria (oggi in zona arancione) che rischiano la zona rossa. Marche e Lombardia più gialle che arancioni, ma nelle Marche potrebbe essere decisa una zona arancione o rossa nella provincia di Ancona, già oggetto di un provvedimento regionale che limita fino a domani gli spostamenti da e per la provincia. La Val d’Aosta, potrebbe invece essere la prima a diventare bianca, qualora venisse confermata per la terza settimana consecutiva l’incidenza di meno di 50 persone positive su 100 mila abitanti, requisito necessario per passare al livello più basso. Aggiornamento: Colori regioni: oggi il verdetto. Rt in crescita: 0,99 (1.07 nel limite superiore) Coronavirus, il bollettino del 19...

Emilia Romagna a un passo dalla zona arancione, l’Abruzzo e l’Umbria (oggi in zona arancione) che rischiano la zona rossa. Marche e Lombardia più gialle che arancioni, ma nelle Marche potrebbe essere decisa una zona arancione o rossa nella provincia di Ancona, già oggetto di un provvedimento regionale che limita fino a domani gli spostamenti da e per la provincia. La Val d’Aosta, potrebbe invece essere la prima a diventare bianca, qualora venisse confermata per la terza settimana consecutiva l’incidenza di meno di 50 persone positive su 100 mila abitanti, requisito necessario per passare al livello più basso.

Aggiornamento: Colori regioni: oggi il verdetto. Rt in crescita: 0,99 (1.07 nel limite superiore)

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A decidere oggi sarà la cabina di regia del ministero della Salute, visti i dati delle Regioni. E non è detto che le zone rosse o arancioni regionali non siano affiancate a provvedimenti provinciali. L’opzione – già presa per esempio per le province di Pescara e Chieti – potrebbe essere sul tavolo del ministro della Salute, Roberto Speranza.

Zona arancione, gialla e rossa: le regioni a rischio cambio colore

Delle otto regioni e province autonome – Emilia Romagna, Marche, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Piemonte, Basilicata e Molise – a rischio arancione, ben quattro hanno annunciato di avere un Rt inferiore a 1 e quindi di essere dentro l’area gialla. "Con i numeri attuali – ha detto il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga – resteremo in zona gialla". Parole simili quelle del suo omologo lombardo, Attilio Fontana. "A me sembra che la Lombardia possa rimanere in zona gialla", ha spiegato. "Anche se rimanessimo in zona gialla – sono state le parole del presidente del Lazio, Nicola Zingaretti – dico comunque attenzione". "La situazione è stabile – ha assicurato il governatore del Piemonte, Alberto Cirio –. L’Rt, seppur in lieve crescita, rimane sotto l’1, quindi i numeri sono da Piemongiallo".

Meno ottimisti in Emilia Romagna, Molise, Basilicata e Abruzzo. Quest’ultimo, che ha già messo in lockdown le province di Pescara e Chieti, teme il passaggio in zona rossa. Secondo il governatore Marco Marsilio l’Rt sarebbe sceso da 1.22 a 1.17: "Per questo ci attendiamo che la cabina di regia confermi la classificazione in zona arancione". Ma c’è un certo pessimismo. In Emilia Romagna ci si attende la zona arancione. "Noi – ha detto l’assessore regionale alla salute, Raffaele Donini – siamo in bilico tra giallo e arancione, stiamo aspettando di capire le determinazioni del governo. Ma mi chiedo quanto sia efficace questa strategia dell’Italia maculata nella quale il virus rimbalza, s’impenna e poi decresce nelle varie regioni. Quanto sarebbe più utile una visione generale del nostro Paese, magari intervenendo nelle situazioni circoscritte dove ci sono espressioni di forte propagazione del virus o pericolosi scenari di focolai".

Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, è andato oltre: "Al governo chiedo un passo in più, va superato lo schema dei colori. Invece che continuamente passare da un momento di assoluta libertà a una situazione di completa chiusura, credo che sia necessario trovare una via mediana".

Ma dal governo per ora rispondono picche. Il sistema ha funzionato, ribattono, e ha evitato lockdown estesi come quelli in atto in molti Paesi Ue. Quello che è possibile è che si avvi un affinamento dei criteri, con una maggiore rilevanza dell’incidenza e dell’Rt negli ultimissimi giorni e un ammorbidimento della rigidità del sistema – oggi per scendere di categoria servono due settimane più una opzionale di osservazione – ma senza una vera rivoluzione.