Non c’è pace per le Olimpiadi di Tokyo. A meno di una settimana dall’inizio dei Giochi, già privati di gran parte del pubblico sugli spalti a causa della pandemia, la capitale giapponese assiste allarmata a un record di contagi che non si registrava da 6 mesi. Come se non bastasse, proprio nel villaggio olimpico è stato registrato il primo caso di...

Non c’è pace per le Olimpiadi di Tokyo. A meno di una settimana dall’inizio dei Giochi, già privati di gran parte del pubblico sugli spalti a causa della pandemia, la capitale giapponese assiste allarmata a un record di contagi che non si registrava da 6 mesi. Come se non bastasse, proprio nel villaggio olimpico è stato registrato il primo caso di positività, insieme ad altre 14 persone connesse alla competizione e a un membro del Cio. Ce n’è abbastanza per alimentare le proteste dei giapponesi: la maggior parte di loro vorrebbero la cancellazione delle gare.

Da diverse settimane Tokyo registra una recrudescenza della pandemia legata soprattutto alla variante Delta, che ha costretto il governo a prorogare lo stato d’emergenza fino al 22 agosto, ben oltre la fine dei Giochi, in programma dal 24 luglio al 9 agosto. Ieri la situazione è ulteriormente peggiorata, con un nuovo massimo giornaliero dei casi di Covid in quasi sei mesi: 1.410, dopo 4 giorni consecutivi sopra quota 1.000. Media giornaliera che potrebbe schizzare a 2.400 infezioni entro l’11 agosto, poco dopo la fine dei Giochi, secondo gli esperti che assistono le autorità nella gestione dell’emergenza sanitaria.

A complicare la situazione anche il primo caso di positività all’interno del villaggio olimpico (aperto martedì scorso, con una capienza di 18mila letti): si tratta di un cittadino straniero e non un atleta, non è chiaro se vaccinato o meno, tracciato tempestivamente al suo arrivo e portato in isolamento in un albergo della capitale, hanno riferito gli organizzatori, senza però dare notizie sul suo stato di salute. Nella stessa giornata sono stati segnalati altri 14 contagi di persone legate ai Giochi, tra lavoratori a contratto, dipendenti e rappresentanti dei media, 8 dei quali arrivati dall’estero meno di due settimane fa.