di Marcella Cocchi Cambio al timone del governo delle Regioni. Da oggi non sarà più Stefano Bonaccini, il presidente pd dell’Emilia Romagna, a guidarle. Il vento è cambiato, a Palazzo Chigi c’è Draghi e i governatori di centrodestra, la maggioranza nella Conferenza delle Regioni, ora rivendicano la loro superiorità numerica. Ora che in ballo c’è la fase della riapertura post Covid. Al posto di Bonaccini si prepara il leghista a capo del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. La decisione era nell’aria, ma forse lo stesso Bonaccini, un dem capace di farsi...

di Marcella Cocchi

Cambio al timone del governo delle Regioni. Da oggi non sarà più Stefano Bonaccini, il presidente pd dell’Emilia Romagna, a guidarle. Il vento è cambiato, a Palazzo Chigi c’è Draghi e i governatori di centrodestra, la maggioranza nella Conferenza delle Regioni, ora rivendicano la loro superiorità numerica. Ora che in ballo c’è la fase della riapertura post Covid.

Al posto di Bonaccini si prepara il leghista a capo del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. La decisione era nell’aria, ma forse lo stesso Bonaccini, un dem capace di farsi apprezzare anche dal centrodestra (memorabile l’assonanza con Salvini sulla riapertura dei ristoranti), aveva sperato di poter restare. Ad ogni modo, in un lungo post pubblicato sui social con cui ha anticipato l’avvicendamento, Bonaccini ha dimostrato fair play e tifato per l’unità. "Ho avuto l’onore e il privilegio – scrive nell’incipit – di guidare la Conferenza dal 2015, collaborando con tutti i colleghi presidenti (a prescindere dal colore politico) e con cinque governi che si sono succeduti in questi anni (anche in questo caso di colore politico molto diverso)". Il presidente dell’Emilia Romagna, che negli ultimi mesi del governo Conte si era distinto anche per aver sempre presentato le critiche delle Regioni rispetto all’impostazione centralista di Palazzo Chigi sulla gestione del Covid, ha ricordato come, da parte sua, ci sia stata la disponibilità a questo cambio "da un anno a questa parte". Posto che, dice Bonaccini, amante della realpolitik e già tra i papabili leader del Pd, "la stragrande maggioranza delle Regioni è a guida centrodestra (e se ho potuto guidare in modo unitario la Conferenza, anche in queste condizioni, lo debbo anzitutto a loro, che mi hanno sostenuto e permesso di trovare sempre una sintesi)".

In effetti, l’arrivo di Draghi e, in una qualche misura, anche della forzista ’amica’ della Lega, Mariastella Gelmini, al ministero degli Affari regionali, ha spostato la direzione delle politiche regionali. "Il ministero della Salute è troppo rigido sulla vita reale, bisogna sostituire la fase dei divieti", dice Fedriga.

Bonaccini, che si è fatto interprete delle richieste delle categorie, ha rivendicato i risultati raggiunti. "Quando guidi un’associazione per tanto tempo – si legge nel suo post – hai il dovere di preservare l’integrità e di favorirne l’evoluzione. Per parte mia penso che gli incarichi si ricoprano protempore e nell’interesse anche di chi la pensa diversamente da te. Spero di averlo dimostrato in questi anni e spero di poterlo dimostrare ora sostenendo lealmente chi prenderà il mio posto". A seguire, i ringraziamenti per il suo vice, Giovanni Toti, e alla "piccola squadra fatta di professionisti". "Degli errori che ho commesso – conclude – rispondo io ma le cose buone fatte, senza di loro, non ci sarebbero state".