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7 apr 2022

Condizionatori? Tapparelle giù e deflettori, un tempo ci si accontentava

In auto bastava il finestrino, in casa finestre chiuse per non fare entrare l’afa. I primi impianti di raffreddamento domestici sono arrivati solo vent’anni fa

7 apr 2022
massimo donelli
Cronaca
"Anto’, fa caldo", il mitico spot in cui Luisa Ranieri respingeva il marito per l’afa
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Nel giugno del 1976 sono andato a Cuba. E per fortuna mi sono portato dietro un pullover. Perché negli alberghi l’aria condizionata era, come si usa dire, a palla. Stile Usa, per capirci. E noi italiani, usciti tre anni prima dalla crisi energetica, che ci inflisse le domeniche a piedi (una sofferenza, perché allora il running non era mica di moda), l’aria condizionata non sapevano nemmeno che cosa fosse. Nel luglio 1977, invece, ho attraversato la Spagna, da nord a sud, passando per le infuocate pianure della Mancia su una Seat 127. Refrigerio? Nisba. Solo l’aria (calda, peraltro) che entrava dal deflettore. Non sapete che cos’è un deflettore? Era un triangolo di vetro, apribile e ruotante su un perno, che completava il finestrino. Rivolgendo la punta della base verso il petto del guidatore o del passeggero, generava un effetto scooter. E successivi dolori allo sterno...

Aria condizionata o pace: ecco quanto ci costerà tenere il condizionatore acceso d'estate

Nel dicembre dell’86, infine, arrivato nella casa di Stresa, sul Lago Maggiore, con moglie e figlie, trovai la caldaia rotta. Gelo assoluto. In attesa dell’idraulico, sopravvivemmo un paio di giorni con triplo pullover, doppie coperte, qualche bicchiere in più di vino rosso e qualche tazza abbondante di latte caldo. Ora che ci penso, mi sovviene un altro ricordo: estate 2003, l’anno della famigerata canicule . Con moglie e figlie al mare, nella casa di Milano tenevo tutte le tapparelle abbassate e tutte le finestre chiuse: per non far entrare il caldo.

Oggi, invece , in casa ho l’aria condizionata. E, quindi, la domanda di Mario Draghi, leader felpatamente ruvido, riguarda anche me: "Che cosa preferiamo? La pace oppure star tranquilli con l’aria condizionata accesa tutta l’estate?". Io voto pace, presidente. Perché sono nato nel 1954 e quand’ero piccolo in casa avevano solo la stufa di cucina. Quindi, sono pronto al sacrificio termico. Che, per buttarla in battuta, non mi fa né caldo né freddo… Ma in Italia ci sono 24 milioni di condizionatori, 80 milioni di smartphone, 45 milioni di televisori, 22 milioni di personal computer. Ergo, siamo un popolo di energivori, mollemente adagiati nel comfort digitale cui in pochi sono disposti a rinunciare.

E siamo anche sempre più tendenti alle comodità, come dimostra il proliferare dei rider che portano a domicilio il cibo pronto da consumare; o il pullulare sguaiato degli infernali monopattini elettrici, che garantiscono un congruo numero di morti e feriti nonché vistosi passi avanti verso l’obesità. Così, quando vedo gli ucraini, armati, dietro i sacchetti di sabbia oppure chiusi in cantina, inermi, a lume di candela, mi domando: ne saremmo capaci? Saremmo cioè pronti noi, gli italiani bamboccioni di tutte le età, a difendere i confini e a sacrificare la vita per la patria? Ecco che torna il bivio draghesco: condizionatori o pace. Ma il solo pensiero del doppio pullover in salotto fa già mugugnare. E l’idea che, privi dell’aria fredda artificiale, ci si debba riaffidare alla corrente d’aria naturale tra la finestra della cucina e quella della camera da letto, semina il panico. Così, sono in ottima, edonistica ed egoistica compagnia quelli che la Nato ha sbagliato, Kiev deve arrendersi, chissenefega del Donbass che non so nemmeno dov’è… Morale. Nel 1968 si urlava "Giù le mani dal Vietnam". Oggi "Giù le mani dall’Ucraina". Domani sentiremo gridare "Giù le mani dal mio split"?

 

 

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