Il giudice Guido Salvini, 68 anni, al processo in abbreviato per gli ex contabili della Lega
Il giudice Guido Salvini, 68 anni, al processo in abbreviato per gli ex contabili della Lega
di Mario Consani Dal capannone alle villette, gli affari immobiliari deludono. Finisce male, per gli ex contabili della Lega, il processo di primo grado per l’immobile in disuso acquistato per 800 mila euro da Lombardia Film Commission (Lfc), società controllata dalla Regione e presieduta allora da Alberto Di Rubba, commercialista e revisore dei conti alla Camera per il partito di Matteo Salvini. Cinque anni di reclusione per lui e 4 anni e 4 mesi per il suo socio di studio e d’aula parlamentare Andrea Manzoni, entrambi condannati dal giudice Guido...

di Mario Consani

Dal capannone alle villette, gli affari immobiliari deludono. Finisce male, per gli ex contabili della Lega, il processo di primo grado per l’immobile in disuso acquistato per 800 mila euro da Lombardia Film Commission (Lfc), società controllata dalla Regione e presieduta allora da Alberto Di Rubba, commercialista e revisore dei conti alla Camera per il partito di Matteo Salvini. Cinque anni di reclusione per lui e 4 anni e 4 mesi per il suo socio di studio e d’aula parlamentare Andrea Manzoni, entrambi condannati dal giudice Guido Salvini con rito abbreviato per turbativa d’asta e peculato. In pratica, secondo l’accusa non solo fecero spendere a Lfc ben più di quanto avrebbe dovuto per l’acquisto del capannone di Cormano, nell’hinterland milanese, gonfiandone il prezzo. Ma poi quei soldi in più, denari pubblici stanziati dalla Regione, se li sarebbero spartiti tra loro. Anche per questo il giudice ha ordinato la confisca (per un valore di 300 mila euro) di una porzione delle villette che i due commercialisti posseggono sul Lago di Garda, oltre al risarcimento dei danni per 150mila euro alla stessa Lfc e 25mila al Comune di Milano, socio della fondazione.

La vicenda è solo un capitolo dell’inchiesta milanese sui possibili fondi neri del Carroccio, che si intreccia con quella della procura di Genova sui famosi 49 milioni di euro di cui si sono perse le tracce.

Il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e il pm Stefano Civardi avevano chiesto pene più basse di alcuni mesi. Sia Di Rubba che Manzoni sono ai domiciliari dallo scorso settembre, mentre il presunto terzo complice Francesco Barachetti, imprenditore vicino alla Lega che si occupò (sulla carta) della ristrutturazione dell’immobile di Cormano, è a processo con rito ordinario. Altri due protagonisti della vicenda erano già usciti dalla scena processuale patteggiando: il terzo commercialista Michele Scillieri, che nel suo ufficio ospitò anche la sede legale della Lega per Salvini, e Luca Sostegni, un prestanome utilizzato per gli affari dai leghisti ma che fece saltare il tappo perché insoddisfatto del compenso ricevuto per i suoi servigi (30 mila euro).

"Massimo rispetto per la sentenza e massimo dissenso dalla sentenza", si è limitato a dire dopo il verdetto l’avvocato Piermaria Corso, difensore di Di Rubba e Manzoni. Non così il suo collega Andrea Puccio, legale della parte civile Lfc: "Siamo davvero soddisfatti del risultato raggiunto. Il giudice ha aderito integralmente alle nostre prospettazioni difensive, riconoscendo la responsabilità degli imputati anche per i danni cagionati all’ente". Sulla stessa linea l’avvocato Marco Dal Toso del Comune di Milano, per il quale "è stato provato che quelle risorse pubbliche utilizzate per acquistare il capannone sono state destinate per fini privati".