Grosseto, 21 gennaio 2015 - QUATTRO testimoni per smontare le accuse. Si è sensibilmente ridotta la lista della difesa di Francesco Schettino. In buona parte perché molti erano in comune con la pubblica accusa o con alcune parti civili, ma altri sono proprio stati depennati dall’elenco che ne prevedeva, nell’ultima versione 92. Ne sono rimasti quattro e oggi saliranno sul palco del Moderno – fino a ieri tutti confermati – per alleggerire la posizione dell’ex comandante. A cominciare dal capitano di fregata del Comando delle Capitanerie di Roma Leopoldo Manna. Anche lui la notte del naufragio parlò con Schettino quando già si trovava sugli scogli di Punta Gabbianara. E anche lui sapeva – si capisce bene dalla telefonata intercorsa tra i due – che Schettino non era più a bordo della nave. Era informato che l’ex comandante stava «coordinando» da lì le operazioni di salvataggio e non ebbe la reazione che poco dopo ha avuto il collega della Capitaneria di Livorno Gregorio De Falco. Probabilmente è questo che vuole mettere in evidenza la difesa del comandante: la Capitaneria sapeva che lui non era più sulla nave.

GLI AVVOCATI che assistono Schettino, Domenico Pepe e Donato Laino, hanno citato anche Katia Kevanian, capo receptionist la sera del naufragio, la quale sarà chiamata a raccontare come e dove vide l’ex comandante durante la concitate fasi dell’abbandono della nave che stava per capolvolgersi. Al banco dei testimoni anche Agnello Fiorentino, comandante del traghetto Aegiliumche fa servizio all’Isola del Giglio e Dennis Christophern Leopoldo, capo della security di bordo della Concordia. L’obiettivo della difesa sarà incentrato sulla dimostrazione che Schettino non ha abbandonato la nave, come più volte lui stesso ha ripetuto nel corso dell’interrogatorio a dicembre scorso, e che non ha potuto fare a meno di salire sulla scialuppa di salvataggio, considerando che la nave sembrava stesse per capovolgersi. DA DOMANI, salvo stravolgimenti del programma, toccherà ai pubblici ministeri riprendere la parola per la requisitoria che si concluderà con la richiesta di condanna. Alla pubblica accusa dovrebbe riservati due giorni. Poi il processo si fermerà per due giorni: sabato e domenica, per riprendere lunedì 26 con la parola alle parti civili con le richieste di risarcimento dei danni. Seguirà il responsabile civile e per concludere l’arringa della difesa. Dopo le controrepliche dell’accusa, i giudici si chiuderanno in camera di consiglio e ne usciranno soltanto dopo avere deciso la sentenza. Indicativamente nei primi giorni di febbraio.

Cristina Rufini