Stella McCartney, la presentazione della nuova collezione a Parigi il mese scorso
Stella McCartney, la presentazione della nuova collezione a Parigi il mese scorso
di Anna Bogoni Le accuse di Stella McCartney non sono cadute nel vuoto. La stilista inglese vegana e animalista ha duramente attaccato il mondo della pelletteria, in occasione della Cop26 di Glasgow, dove ha presentato la sua collezione di abiti realizzati con materiali sostenibili e cruelty free. "Dobbiamo far sapere alla gente che centinaia di milioni di animali vengono uccisi ogni anno per la moda, per la pelle e le colle animali. La moda è una delle industrie più dannose per il pianeta" ha detto. Dura ed esplicita la reazione di Fulvia Bacchi, amministratore delegato di Lineapelle e direttore Unic, unione nazionale industria...

di Anna Bogoni

Le accuse di Stella McCartney non sono cadute nel vuoto. La stilista inglese vegana e animalista ha duramente attaccato il mondo della pelletteria, in occasione della Cop26 di Glasgow, dove ha presentato la sua collezione di abiti realizzati con materiali sostenibili e cruelty free. "Dobbiamo far sapere alla gente che centinaia di milioni di animali vengono uccisi ogni anno per la moda, per la pelle e le colle animali. La moda è una delle industrie più dannose per il pianeta" ha detto. Dura ed esplicita la reazione di Fulvia Bacchi, amministratore delegato di Lineapelle e direttore Unic, unione nazionale industria conciaria: "È un’assurdità! Queste frasi sfiorano il ridicolo. Siamo stanchi di tutte queste false dichiarazioni che ciclicamente vengono rivolte al settore della pelle".

Cosa le dà più fastidio?

"Voglio chiarire prima di tutto una cosa: non si uccidono gli animali per ottenere la pelle. Il 100% della pelle che noi utilizziamo in conceria proviene dalla macellazione dove gli animali si uccidono per l’industria della carne. La conceria svolge un’azione ecologica di fondamentale importanza nel processo di recupero dei materiali: le pelli andrebbero smaltite perché sono uno scarto putrescibile".

E le accuse di inquinamento?

"Innanzi tutto chiederei alla signora McCartney come fa a produrre le sue borse di plastica senza impattare sull’ambiente, visto che la plastica usa prodotti chimici, immette gas nell’atmosfera proprio come la lavorazione della pelle. I nostri conciatori da anni si sono spesi per la sostenibilità delle loro lavorazioni; il nostro settore è tra i più controllati insieme a quello alimentare. Le concerie che fanno riferimento alla nostra associazione hanno investito in tecnologie, nel recupero delle acque utilizzate. In più, molte lavorano per marchi di eccellenza che impongono capitolati, cioè il rispetto di modelli di business sostenibili sempre più sostenibili".

Quale scenario futuro immagina?

"Nel nostro settore dobbiamo impegnarci sempre di più per migliorare l’impatto ambientale dei processi produttivi che dovranno essere sempre meno impattanti, poi ridurre i prodotti chimici, le risorse di acqua e di energia impiegate. La tecnologia ci aiuterà sempre più a migliorare l’impatto ambientale, ma la pelle esiste da sempre e continuerà a esistere".

Cosa vorrebbe dire alla McCartney?

"Di attenersi ai fatti. Di avere rispetto, di non parlare a vanvera. Dietro a un’industria non ci sono solo gli imprenditori, ci sono le maestranze, c’è responsabilità ecologica e sociale. Siamo stanchi dei paladini che vogliono salvare il mondo. Tanto più che ci siamo fatti carico dei problemi dell’ambiente già da molti anni prima che la signora McCartney ce lo ricordasse".

Ma lei, comprerebbe mai una borsa Stella McCartney?

"Ma costano tantissimo! Però non sono così categorica: se un giorno mi volessi togliere un capriccio forse sì, non certo per il rapporto qualità prezzo o per la sostenibilità del marchio".

Una curiosità: lei è vegetariana?

"No. Sono convinta che l’alimentazione debba essere equilibrata, con intelligenza e misura. Ho imparato a pesare bene le mie scelte alimentari. Per esempio oggi a tavola mi sono regalata una bella fiorentina. Ne sentivo proprio l’esigenza".