Una somministrazione di vaccino anti Covid
Una somministrazione di vaccino anti Covid
Sergio Abrignani, immunologo e membro del Comitato tecnico scientifico, ripete da mesi che "la terza dose di vaccino anti Covid è inevitabile per battere la pandemia". E ora che gli ospedali italiani si stanno preparando a somministrarla ai pazienti più fragili, spiega perché la politica sanitaria ha seguito il suo consiglio. "Non hanno ascoltato me, hanno seguito la regola aurea nel mondo dei vaccini. Quando ci sono individui ’vergini’, che non hanno mai visto il virus, servono tre dosi di vaccino. Le prime due per dare una risposta effettrice rapida, la terza per prolungare la memoria immunitaria e generare una risposta anche nei soggetti più fragili". Coronavirus: bollettino del 19 settembre Covid: bollettino e contagi in Italia del 18 settembre. Dati delle regioni Non ci sono eccezioni a questa regola aurea? "Sì, quando si usano vaccini a base di ’virus vivi attenuati’, come per il vaiolo o per...

Sergio Abrignani, immunologo e membro del Comitato tecnico scientifico, ripete da mesi che "la terza dose di vaccino anti Covid è inevitabile per battere la pandemia". E ora che gli ospedali italiani si stanno preparando a somministrarla ai pazienti più fragili, spiega perché la politica sanitaria ha seguito il suo consiglio. "Non hanno ascoltato me, hanno seguito la regola aurea nel mondo dei vaccini. Quando ci sono individui ’vergini’, che non hanno mai visto il virus, servono tre dosi di vaccino. Le prime due per dare una risposta effettrice rapida, la terza per prolungare la memoria immunitaria e generare una risposta anche nei soggetti più fragili".

Coronavirus: bollettino del 19 settembre

Covid: bollettino e contagi in Italia del 18 settembre. Dati delle regioni

Non ci sono eccezioni a questa regola aurea?

"Sì, quando si usano vaccini a base di ’virus vivi attenuati’, come per il vaiolo o per parotite, morbillo, rosolia. In quei casi basta una dose perché mimano bene l’infezione. Per il resto tutti i bambini sono vaccinati con tre dosi contro difterite, pneumococco, epatite B, tetano, meningococco B, poliomielite".

Perché non è stato sviluppato subito il vaccino a tre dosi?

"Se l’avessimo fatto, avremmo avuto i primi vaccini non a ottobre 2020 ma a maggio 2021. Ci sarebbero voluti sei-otto mesi in più di sperimentazione. Avevamo urgente necessità di vaccini che funzionassero subito, che arginassero una pandemia che registrava medie di 15mila morti al mese. Ma si sapeva che quelle dosi, nell’arco di pochi mesi, avrebbero visto diminuire la risposta immunitaria. Per fortuna abbiamo usato la scorciatoia, avendo vaccini con una risposta estremamente efficace per sei mesi, poi inizia a declinare".

In Israele sono partiti con la terza dose da tempo...

"Sono pragmatici, vivono in un mondo di guerra. Quando hanno visto che ricomparivano le infezioni, hanno iniziato con le terze dosi. E in un mese oltre un milione e mezzo di israeliani l’ha già fatta".

L’esperienza israeliana può essere utile anche per noi?

"Aspettavamo i loro risultati con ansia, ora sono arrivati e sono incoraggianti. Hanno pubblicato dati sui primi 150mila vaccinati con tre dosi, l’efficacia immunitaria è ritornata all’86%, dopo che era scesa al 60%. Questo vuol dire che non c’è una fuga dalla risposta immunitaria, il vaccino riconosce anche la variante Delta. Un risultato fondamentale per un ritorno alla normalità".

Quanto durerà l’effetto della terza dose?

"Con la maggioranza dei vaccini si è stabilita una memoria duratura: per il tetano, ad esempio, il richiamo si fa dopo 10 anni. Se tra otto mesi chi ha fatto tre dosi di vaccino tornerà a contagiarsi, vorrà dire che questo virus è un bastardone e ci sarà bisogno di una dose di vaccino all’anno. La regola aurea, però, prevede una lunga e duratura memoria immunologica dopo la terza dose".

Ha letto dell’operatore del 118 di Ravenna, ucciso dal Covid nonostante fosse vaccinato da gennaio?

"Mi sembra un caso limite. Dall’inizio della vaccinazione ripetiamo che l’efficacia contro la forma grave di infezione è del 98-99%. Ciò significa che un paziente su 100 può morire. Se non sei vaccinato la probabilità di morte è altissima, in caso di malattia severa. Non esiste il rischio zero per nessun farmaco o vaccino. Altrimenti non morirebbe nessuno".

Da domani si parte con le terze dosi per i soggetti fragili.

"Ha deciso la politica, è una scelta corretta. Poi da dicembre-gennaio dovrebbe toccare al personale sanitario e a quello dei servizi essenziali, per seguire con le fasce d’età a partire dai più anziani, in modo da mantenere 10-12 mesi di distanza dalla seconda dose. Contemporaneamente bisogna sforzarsi per vaccinare con due dosi più italiani possibile".

È preoccupato? Pensa non si raggiungeranno gli obiettivi fissati dal commissario Figliuolo?

"Il Green pass può dare una bella mano, lo sforzo maggiore sarà vaccinare i 10 milioni che sfuggono ancora alle dosi. A fine settembre, saranno 45 milioni gli italiani con due dosi di vaccino. Se togliamo 5 milioni di bambini da 0 a 12 anni, per i quali si aspettano i report finali sulle registrazioni Pfizer e Moderna, mancano 10 milioni all’appello. Tra cui ci sono circa 2 milioni di over 60 che sono ’carne per il mostro’".

Una definizione cruenta...

"Ma reale. Il 98% dei morti per Covid è in quella fascia d’età. Devono vaccinarsi, così come dobbiamo pensare a vaccinare i bambini da 6 a 11 anni che vanno a scuola. Potrebbero portare il virus a casa. E sarebbe quello mutato, con la variante Delta che è mille volte più contagiosa del ceppo originario di Wuhan".