Roberto Castelli e Umberto Bossi
Roberto Castelli e Umberto Bossi
Settantacinque anni, tessera della Lega Lombarda presa nel 1987 ("la tengo sulla mia scrivania in un cubo di plexiglas"), Roberto Castelli è una figura storica del movimento fondato da Umberto Bossi. È stato ministro della Giustizia per cinque anni e vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ha fondato con altri il movimento Autonomia e libertà che stamattina sarà nel centro polifunzionale di Cisano Bergamasco (scelto in sostituzione del pratone di Pontida: le previsioni danno pioggia) per l’ottantesimo compleanno di Bossi. Il patriarca leghista si collegherà per telefono. Castelli, il significato dell’incontro? "Gli ottant’anni di Bossi sono una ricorrenza che non può passare sotto silenzio. Ci riuniamo per fare sentire il nostro calore e il nostro affetto al...

Settantacinque anni, tessera della Lega Lombarda presa nel 1987 ("la tengo sulla mia scrivania in un cubo di plexiglas"), Roberto Castelli è una figura storica del movimento fondato da Umberto Bossi. È stato ministro della Giustizia per cinque anni e vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ha fondato con altri il movimento Autonomia e libertà che stamattina sarà nel centro polifunzionale di Cisano Bergamasco (scelto in sostituzione del pratone di Pontida: le previsioni danno pioggia) per l’ottantesimo compleanno di Bossi. Il patriarca leghista si collegherà per telefono.

Castelli, il significato dell’incontro?

"Gli ottant’anni di Bossi sono una ricorrenza che non può passare sotto silenzio. Ci riuniamo per fare sentire il nostro calore e il nostro affetto al Capo. Ci saranno anche nomi importanti. Siamo nella Lega. Salvini è il segretario uscito dal congresso e giustamente detta la linea politica. Però vogliamo ricordare, sempre dall’interno della Lega, la battaglia per l’autonomia e i cinque milioni di cittadini che venticinque anni fa votarono per l’autonomia. Siamo sia nell’alveo della Lega sia in quello della Costituzione".

Chi verrà a Cisano?

"Sarà un gesto di affetto a Bossi. Senza nostalgie anche se ci saranno i nostalgici. Ma il nostro sarà un gesto di affetto e di riconoscenza".

Il primo incontro con Bossi?

"Mi sono iscritto alla Lega a Lecco. Eravamo quattro gatti. Da Milano hanno fatto sapere che serviva un addetto stampa. Avevo fatto il liceo classico, mi arrangiavo a scrivere. Mi hanno messo a fare i comunicati. Sono andato avanti per sei mesi senza vedere Bossi fino a quando non mi hanno convocato a Milano. La Lega era in piazza Massari. Lavoravo come quadro in un’azienda. Mi sono presentato in giacca e cravatta. Sono entrato da Bossi. Lui mi ha squadrato e mi ha fulminato con una frase: Mi g’ho minga bisogn di quei cunt el cravatin, non ho bisogno di quelli con la cravatta. Ci sono rimasto male. Poi ho capito che Bossi mi aveva detto come intendeva la Lega, la Lega popolare. Lui dava la linea politica e i militanti correvano sul territorio, tracciavano le scritte sui muri, attaccavano i manifesti, facevano il tesseramento. Azione. Il cravattino non serviva".

Che è rimasto di allora?

"I militanti. Sono ancora quelli. Con tanti momenti belli, la Lega ha vissuto anche tanti momenti difficili che ha superato grazie a quel fantastico zoccolo duro di militanti. Sono ancora lì".

Cosa manca, oggi, della vecchia Lega?

"Eravamo riusciti, con molti meno voti, a incidere parecchio".

La Lega di ora, col 20 per cento dei voti, incide di meno?

"Ai nostri tempi, con il 4 per cento, pesavamo e contavamo. Non sempre erano rose e fiori, con Fini e con Casini erano battaglie. Però Bossi e Berlusconi avevano un rapporto particolare. Oggi i nostri voti sono ininfluenti per la maggioranza. È la grande difficoltà di Salvini".

Insomma per la Lega quella fu una grande stagione?

"Era la stagione della speranza, della Lega all’attacco".

La rimpiange?

"Non ho rimpianti. Il mondo cambia. La politica cambia e deve adeguarsi ai mutamenti. Non scriverò mai “formidabili quegli anni“. Se ho aderito a questo gruppo è per guardare al futuro. L’autonomia oggi è l’unica strada politica percorribile. Lo dico dopo essere stato un convinto indipendentista e un convinto secessionista. Oggi sono opzioni politiche impraticabili". Sogni irrealizzati?

"Altroché. Ma la politica vende sogni, ‘vende’ non nel senso deteriore del termine. Senza sogni dove vai?".

Frase di un vecchio militante: "Bossi girava per le sezioni. Salvini va su Instagram".

"All’epoca non esistevano i canali di comunicazione di oggi. È vero che Salvini parla attraverso i social, ma è vero anche che percorre chilometri e chilometri sul territorio. Fa cose da paura. Da vecchio amico, spero si calmi, anche se è giovane è forte. Salvini non va nelle sezioni, però va dagli elettori. Non può essere accusato di non muoversi".