di Loredana Del Ninno "Se la vita è difficile da sopportare è perché è molto difficile sopportare se stessi". La citazione di Jung, postata sul profilo Facebook da Alessandro Pontin, che ha accoltellato ieri mortalmente a Trebaseleghe (Padova) i figli Pietro e Francesca, di 13 e 15 anni, prima di suicidarsi, appare a posteriori come la disperata sintesi di un profondo malessere. "Purtroppo – spiega lo psichiatra Claudio Mencacci – tra i segnali che precedono tragedie di questa portata ci sono stati spesso proprio messaggi affidati ai social network, che...

di Loredana Del Ninno

"Se la vita è difficile da sopportare è perché è molto difficile sopportare se stessi". La citazione di Jung, postata sul profilo Facebook da Alessandro Pontin, che ha accoltellato ieri mortalmente a Trebaseleghe (Padova) i figli Pietro e Francesca, di 13 e 15 anni, prima di suicidarsi, appare a posteriori come la disperata sintesi di un profondo malessere.

"Purtroppo – spiega lo psichiatra Claudio Mencacci – tra i segnali che precedono tragedie di questa portata ci sono stati spesso proprio messaggi affidati ai social network, che rivelano un aspetto depressivo importante e forse sottovalutato. Anche se la modalità utilizzata da Pontin, particolarmente violenta, fa pensare più a una sorta di punizione nei confronti di qualcuno. Modalità tipica di chi intende compiere un atto di totale crudeltà, per condannare un’altra persona a una pena che non finirà mai".

L’uomo, falegname con la passione per la filosofia olistica e i massaggi, era divorziato da tempo e sui social si dichiarava fidanzato. Chi lo conosce racconta che stava attraversando un periodo positivo dopo la dolorosa separazione."Dietro alcuni patricidi e matricidi possono celarsi gravi disturbi che rientrano nella sfera psicotica – prosegue Mencacci –. Questi soggetti cadono in preda a un delirio ’salvifico’, per cui si convincono che uccidere le proprie creature sia in realtà l’unico modo per proteggerle. Talvolta le motivazioni vanno ricercate nello stato di alterazione, conseguente l’uso di sostanze, come alcol e droga". Il fenomeno dei figlicidi, stando alle statistiche, risulta in aumento. "Ormai si parla di 5 casi ogni 100mila nati", conclude Mencacci. E il 2020 è stato purtroppo un anno terribile anche sotto questo profilo.

Lo scorso giugno Mario Bressi, 45 anni, fino a quel momento considerato un uomo dalla personalità mite e un padre premuroso, ha strangolato a Margno, in Valsassina, i gemelli dodicenni Elena e Diego, prima di gettarsi da un ponte. Dietro il delitto, la vendetta ai danni della moglie Daniela Fumagalli, con cui era in corso l’iter per la separazione. Striscia nera anche in Piemonte, dove poco più di un mese fa Alberto Accastello, 40 anni, ha ucciso a Carignano (Torino) la moglie Barbara, i gemellini di due anni e il cane prima di togliersi la vita. "Fra poco non ci sarò più", aveva preannunciato al fratello prima di esplodere cinque colpi di pistola. Barbara era andata da un avvocato per dire basta. A settembre, a Rivara, sempre nel Torinese, Claudio Baima Poma, 47 anni, ha ucciso il figlio Andrea, di 11 anni e si è suicidato. Aveva scritto una lettera carica d’odio e di accuse all’ex compagna e madre del bambino. Sviluppi recenti delle indagini ipotizzano che l’uomo stesse pianificando l’omicidio del piccolo Andrea da più di un anno. Forse proprio da febbraio 2019, quando si era separato dalla compagna.