Sergio Cofferati
Sergio Cofferati
"L’obbligo vaccinale è la priorità assoluta. Il resto, dai Green pass ai tamponi, viene di conseguenza". I toni sono pacati ma Sergio Cofferati, ex leader della Cgil nonché ex sindaco di Bologna e parlamentare europeo, non le manda a dire: "Per non scontentare nessuno, si finisce per non fare le cose necessarie. Al governo manca il coraggio di decidere". Bianchi: "Salgono i prof vaccinati" Scuola e Green pass Nel frattempo, rendere il passaporto vaccinale obbligatorio per tutti i luoghi pubblici è una soluzione? "Assolutamente sì. Nei posti in cui le persone sono a contatto con altre persone, l’uso del Green pass è indispensabile". I sindacati hanno espresso contrarietà al Green pass nelle mense aziendali....

"L’obbligo vaccinale è la priorità assoluta. Il resto, dai Green pass ai tamponi, viene di conseguenza". I toni sono pacati ma Sergio Cofferati, ex leader della Cgil nonché ex sindaco di Bologna e parlamentare europeo, non le manda a dire: "Per non scontentare nessuno, si finisce per non fare le cose necessarie. Al governo manca il coraggio di decidere".

Bianchi: "Salgono i prof vaccinati"

Scuola e Green pass

Nel frattempo, rendere il passaporto vaccinale obbligatorio per tutti i luoghi pubblici è una soluzione?

"Assolutamente sì. Nei posti in cui le persone sono a contatto con altre persone, l’uso del Green pass è indispensabile".

I sindacati hanno espresso contrarietà al Green pass nelle mense aziendali.

"Le funzioni delle mense e dei ristoranti sono le stesse: ci vai per mangiare".

Usufruire della mensa non è un diritto dei lavoratori?

"È fuor di dubbio, ma il diritto non può essere esercitato senza mettere a repentaglio la salute degli altri, come fa chi non si vaccina. Di norma, tra l’altro, quando vai al ristorante sei con persone che conosci e comunque sai che entri in un luogo dove sono tutti vaccinati. Nella mensa non sai invece se chi sta vicino a te è immunizzato".

L’obiezione dei no vax è nota: così si lede la libertà dei lavoratori.

"Il problema non è la libertà, ma la sicurezza. Una persona che non vuole vaccinarsi è una persona non sicura, che rischia la sua vita e, cosa decisamente grave, mette in discussione la sicurezza degli altri. C’è un bene supremo che è la vita di chi mi sta vicino. E va garantito con tutti gli strumenti".

Cosa bisogna fare per convincere i lavoratori a vaccinarsi?

"Il Green pass è uno stimolo gentile. Poi bisogna insistere e spiegare le ragioni del bene generale. Non puoi pensare a te stesso soltanto, ma a tutti. Devi fare la tua parte, vaccinarti e rispettare le regole".

È favorevole o contrario ai tamponi gratuiti?

"Il tampone è uno strumento importante, lo Stato deve garantirne l’accesso a tutti. Non si può far ricadere il costo sulle persone, non solo nel mondo del lavoro ma in genere".

È giusto scaricare i costi della quarantena sui lavoratori?

"È giusto addossare allo Stato alcuni costi che oggi vengono lasciati sulle spalle del cittadino".

Ma ha senso rendere obbligatorio il vaccino per i professori e non per gli studenti?

"Se si rende obbligatorio, è chiaro che deve valere per tutti".

Finché nei Paesi più poveri è vaccinato solo l’1% della popolazione difficilmente la situazione si risolverà a livello globale.

"C’è un problema di carattere globale che deve essere risolto rapidamente, altrimenti non se ne esce. Io penso che l’Europa e i Paesi più ricchi debbano farsi carico della questione: aiutare loro vuol dire aiutare noi".

L’autunno spaventa non solo sul fronte del Covid anche su quello del lavoro: come si può evitare un’impennata dei licenziamenti?

"È indispensabile fare la riforma degli ammortizzatori sociali, inserendo regole che devono impedire sia licenziamenti sia il trasferimento di un’azienda da un paese all’altro come sta capitando. Bisogna bloccare i decentramenti. Tutto ciò in un quadro che rilanci la formazione dei lavoratori: è bellissimo parlare di attività green, ma poi devi mettere i lavoratori in condizione di reggere l’impatto di quella che sarà la conseguenza dei nuovi investimenti finanziati con fondi europei".

Il segretario del Pd, Letta, propone un patto sociale.

"A me pare importante introdurre un confronto preventivo. Di fronte ad una crisi enorme, nel ’93 il governo Ciampi stabilì la pratica della concertazione. Ecco: quel confronto preventivo mi pare molto utile".