Giovanni

Serafini

Sarà colpa della pandemia che ci ha chiusi in casa e ci ha fatto passar la voglia di comprar vestiti. Sarà colpa della mediocrità dei tempi, che sacrificano i sogni e l’evasione. Sta di fatto che ricordando il duplice anniversario di Coco Chanel – i 50 anni dalla morte e i 100 dalla nascita del celeberrimo Chanel n. 5 – non possiamo non constatare la distanza enorme che ci separa da quel mondo. Enigmatica, estrosa, scandalosa, provocante, coraggiosa, Gabrielle Chasnel diventò Coco Chanel rivoluzionando la sua vita e il mondo della moda. La bambina di umili origini, abbandonata in orfanotrofio, riuscì a diventare il simbolo dell’eleganza e del lusso alla francese. Era una creatrice, una visionaria, un genio.

Non vedo nessuno oggi che possa reggere il confronto. Per la verità ce n’era uno, ma è scomparso pochissimi giorni fa: Pierre Cardin. Anche lui come Coco voleva che le donne fossero belle, seducenti, ricche di fascino e di stile. "Vedo in giro una moda sempre più triste, livida, volgare", mi disse un paio di anni fa: "Perché mai fanno sfilare queste modelle magre, ossute, con gli occhi neri e l’aria sconvolta che sembrano scappate da un terremoto? Si direbbe che gli stilisti d’oggi odino l’erotismo, che non abbiano più fantasia, che escano da uno stampo unico"... Coco Chanel la pensava allo stesso modo: "Per essere insostituibili – sosteneva – bisogna essere diversi". E ancora: "Copiate pure le mie idee, ne troverò delle altre".