Alberto Genovese, 43 anni, è finito in carcere a novembe per accuse di stupro
Alberto Genovese, 43 anni, è finito in carcere a novembe per accuse di stupro
di Anna Giorgi C’erano due ’tipi’ di feste per due mondi che non avrebbero mai potuto comunicare tra loro. E le violenze sessuali, la droga a profusione, l’alcol, lo sbando, "il disprezzo per la vita, soprattutto per quella delle donne", come ha scritto il gip Tommaso Perna nella prima ordinanza di custodia cautelare, appartenevano a un sistema di cui facevano parte "solo persone selezionate che condividevano quello stile di vita. Non altre". Ieri Alberto Genovese, l’ex guru delle startup diventato milionario, dal carcere di San Vittore ha provato a difendersi così dalle nuove accuse di violenza sessuale e cessione di droga contenute nella seconda...

di Anna Giorgi

C’erano due ’tipi’ di feste per due mondi che non avrebbero mai potuto comunicare tra loro. E le violenze sessuali, la droga a profusione, l’alcol, lo sbando, "il disprezzo per la vita, soprattutto per quella delle donne", come ha scritto il gip Tommaso Perna nella prima ordinanza di custodia cautelare, appartenevano a un sistema di cui facevano parte "solo persone selezionate che condividevano quello stile di vita. Non altre".

Ieri Alberto Genovese, l’ex guru delle startup diventato milionario, dal carcere di San Vittore ha provato a difendersi così dalle nuove accuse di violenza sessuale e cessione di droga contenute nella seconda ordinanza di custodia in carcere che gli attribuisce altri abusi consumati su una modella, stavolta 23enne, durante una festa di "quel tipo" a Ibiza.

Insomma, ha spiegato Genovese: "Chi veniva selezionato per le feste a base di droga e sesso, le ragazze magre, giovani e belle amavano quel mondo e sapevano bene cosa stavano facendo". Dal carcere in videoconferenza, assistito dai legali Luigi Isolabella e Davide Ferrari e rispondendo al gip Tommaso Perna, l’ex bocconiano in carcere dal 6 novembre, non solo ha negato le violenze alla modella, come aveva già fatto per il caso della 18enne che risale ad ottobre, ma avrebbe raccontato nei dettagli quel "sistema", lo ha chiamato così, cioè quel mondo vuoto per eccesso di cose in cui lui "metteva a disposizione tutto", come un benefattore, compresa gran parte della cocaina da 500 euro al grammo per i festini. Ha spiegato anche che la 23enne, con cui per un periodo aveva avuto una relazione, era "consenziente" e che i lividi che aveva sul corpo erano dovuti al fatto che lei spontaneamente aveva assunto talmente tanta droga che lui e la fidanzata di quella notte (indagata in concorso per questa e altre imputazioni) avevano dovuto tenerla ferma perché era in preda agli spasmi da cocaina, non per abusarne. Dichiarazioni, però, che il gip sta valutando perché in contraddizione con quelle di tanti testimoni, ospiti a "Villa Lolita" nell’isola spagnola, che videro la modella uscire dalla camera da letto di Genovese due giorni dopo esservi entrata e in condizioni "fisiche e psichiche molto critiche". Una delle testimoni aveva raccontato: "la giovane era stesa su un divano, piena di lividi, non si muoveva, lamentava forti dolori, era talmente sotto choc da non riuscire a parlare...Genovese nel frattempo era già riparito per un’altra festa a Formentera". Nel faccia a faccia coi magistrati l’ex bocconiano ha ribadito che in cella "sta male", tanto che nei giorni scorsi la difesa aveva chiesto i domiciliari per la disintossicazione. Istanza, però, bocciata.

Sul fronte droga Genovese ha chiarito che i fornitori sono persone "capaci di farti arrivare cocaina e altro ovunque tu sia nel mondo". Non Daniele Leali, ormai noto come il suo braccio destro, ma due giovani, tra cui "un ragazzo iraniano di nome Sam".

Intanto, Massimo Giletti, conduttore di "Non è l’Arena", ha denunciato: "Hanno tentato di venderci le immagini dello stupro di una modella. Naturalmente non abbiamo accettato e ho denunciato". In Procura è già aperto un fascicolo dopo che due collaboratori di una società incaricata per una consulenza dalla difesa di Genovese (estranea ai fatti) avevano già tentato di vendere le immagini ad un’altra trasmissione.