Cesare De Carlo Non è mai casuale la priorità delle notizie. Noi giornalisti lo sappiamo bene. Può essere per tendenze politiche. O per l’eccezionalità delle circostanze o per la notorietà dei personaggi. Così quando ieri mattina i telegiornali americani hanno aperto con la foto di Bill Clinton e con il sottotitolo "Bill Clinton hospitalized", si è pensato a qualcosa di molto serio. E invece...

Cesare

De Carlo

Non è mai casuale la priorità delle notizie. Noi giornalisti lo sappiamo bene. Può essere per tendenze politiche. O per l’eccezionalità delle circostanze o per la notorietà dei personaggi.

Così quando ieri mattina i telegiornali americani hanno aperto con la foto di Bill Clinton e con il sottotitolo "Bill Clinton hospitalized", si è pensato a qualcosa di molto serio. E invece era già uscito dalla terapia intensiva e l’infezione era in via di remissione.

Perché il grande risalto? Perché Bill Clinton è un personaggio positivo. Carismatico e fortunato. Impersona un’America che non c’è più. L’America fiduciosa dei magnifici anni Novanta. L’America che aveva vinto la guerra fredda e che si sentiva in buone mani. Basti ricordare che dopo l’impeachment per il caso Lewinsky la sua popolarità aumentò e non diminuì. E nemmeno l’odiosa consorte Hillary la compromise. Tanto amato lui, tanto detestata lei.

Non una sorpresa. Il fedifrago marito presiedette alla più lunga espansione economica. Come? Continuando la linea del liberismo reaganiano. Il che dimostra che la prosperità non dipende dall’affiliazione politica. Clinton era un democratico e Reagan un repubblicano. Dipende dalla convinzione codificata da Milton Friedman sul primato di un’economia competitiva e meritoria e non sulla pregiudiziale ideologica del dirigismo statale. Oggi una tale convinzione non è più mainstream nel partito democratico. Tanto meno in quello che ha portato Joe Biden alla Casa Bianca. I moderati alla Bill Clinton sono ostaggio dell’ala socialista di Bernie Sanders. Ecco perché è bloccato in Congresso il megapacchetto da quasi 7 trilioni di dollari. Farebbe esplodere il debito pubblico.

Clinton non l’avrebbe mai varato. Con lui il bilancio americano era in attivo. Una ragione supplementare di nostalgia, anche se della sua eredità fa parte una pagina nera e cioè l’accettazione della Cina nella Wto. Un infortunio, rispetto al capitolo nero scritto da Biden in Afghanistan.

(cesaredecarlo@cs.com)