Sempre più fiumi con pochissima acqua /Fotoschicchi)
Sempre più fiumi con pochissima acqua /Fotoschicchi)

Roma, 18 febbraio 2020 - Anche in Italia è un inverno caldissimo, l’ennesima riprova che i cambiamenti climatici stanno già manifestando i loro effetti. Secondo i dati del’Isac Cnr il riscaldamento di dicembre e gennaio è di 1,65 gradi Celsius (ben 1,9 a dicembre, il secondo più caldo dal 1800, e 1,4 a gennaio) rispetto alle medie 1981-2010 mentre il 2019 si è chiuso con un’anomalia di +0,96 gradi, risultando il quarto anno più caldo per il nostro Paese dal 1800 a oggi.

Il decennio che si è chiuso è stato il più caldo da quando abbiamo osservazioni disponibili per l’Italia. E analogamente a quanto è accaduto su scala globale, anche per l’Italia ognuno degli ultimi quattro decenni è risultato essere più caldo del precedente.

PREVISIONI / Allarme caldo estremo entro il 2100. Ecco dove

"La tendenza è chiara. L’area mediterranea – osserva Maria Cristina Facchini, direttrice dell’Isac Cnr – è una zona molto sensibile che si riscalda di più delle medie: è un vero hot spot climatico". I risultati sono sotto i nostri occhi. E l’agricoltura sta pagando il conto del cambiamento climatico. "Il caldo anomalo – sottolinea la Coldiretti – ha stravolto completamente i normali cicli colturali e di conseguenza anche le offerte stagionali, con la raccolta delle fave nel Lazio in netto anticipo, ma anche delle fragole in Puglia e dei primi asparagi in Veneto". "La natura è in tilt e a macchia di leopardo – prosegue la Coldiretti – e si sono verificate fioriture anticipate delle mimose in Liguria, dei mandorli in Sicilia e Sardegna, dove inizia a sbocciare anche qualche pianta da frutto. In Abruzzo sono in fase di risveglio, con un anticipo di circa un mese, gli alberi di susine e pesche mentre gli albicocchi in Emilia e in Puglia hanno già le gemme che si stanno addirittura aprendo nei noccioleti del Piemonte. Il risveglio anticipato non sarà indolore. C’è il rischio concreto di qualche gelata che bruci i germogli".

Con il caldo anomalo e la mancanza di pioggia è poi già scattato – come in Emilia Romagna – l’allarme incendi, mentre un numero crescente di regioni sta facendo i conti con la siccità nelle campagne, con difficoltà per le coltivazioni e nei pascoli per l’alimentazione degli animali. "In Puglia – continua la Coldiretti – la disponibilità idrica è dimezzata negli invasi rispetto allo scorso anno secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Anbi che registra difficoltà anche in Umbria con il 75% di pioggia in meno rispetto allo scorso anno nel mese di gennaio ed in Basilicata dove mancano all’appello circa 2/3 delle risorse idriche disponibili . In Sicilia invece i campi sono aridi e i semi non riescono neanche a germinare".