Processo a Ciro Grillo, la ragazza piange in aula: “Costretta a bere vodka, volevo urlare ma ero paralizzata”

L’audizione della presunta vittima nel procedimento per stupro di gruppo che vede imputati il figlio del guru 5 Stelle insieme a Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria. Udienza sospesa dopo il crollo emotivo della teste: “Oggi faccio atti di autolesionismo e ho disturbi alimentari”

Ciro Grillo (Ansa)
Ciro Grillo (Ansa)

Tempio Pausania, 7 novembre 2023 – "Ero paralizzata, volevo urlare ma non riuscivo a muovermi”. E’ toccato alla ragazza italo-norvegese parlare nell’aula del tribunale di Tempo Pausania, dove si tiene il processo contro Ciro Grillo e altri tre giovani imputati, accusati di stupro di gruppo. La 23enne, che ora vive all’estero, è la prima e principale accusatrice dei quattro. La sua audizione oggi è stata interrotta per un’ora perché nel riferire i fatti la studentessa è scoppiata in lacrime. La ragazza è arrivata in tribunale su un'auto con i vetri oscuri accompagnata dalla madre e dal suo avvocato, Giulia Bongiorno: è entrata da un ingresso laterale. Domani toccherà al controinterrogatorio dei difensori degli imputati, nessuno dei quali è oggi presente in aula.

La testimonianza in lacrime della ragazza 

La giovane sarebbe apparsa molto provata nel ripercorrere quella notte tra il 6 e il 7 luglio del 2019, che lei e un’amica passarono nella villetta di proprietà dei Grillo, a Portocervo, dopo aver conosciuto Ciro e gli altri imputati, Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria al Billionaire. Viene riferito (l’udienza è a porte chiuse) che ha avuto un crollo emotivo mentre rispondeva alle domande del procuratore Gregorio Capasso tanto che è stata decisa una sospensione dell’udienza. Dopodiché la giovane ha proseguito: "Ero paralizzata – avrebbe detto in uno dei momenti più drammatici del suo resoconto –  volevo urlare ma non riuscivo a muovermi”,

La giovane italo-norvegese ha raccontato in aula di avere conosciuto Ciro Grillo e i suoi tre amici al Billionaire. Qui avrebbero bevuto champagne, e vodka con Redbull. “A un certo punto, quella notte, fui costretta a bere della vodka dalla bottiglia – ha aggiunto –. Vittorio (Lauria ndr) mi afferrò la testa con la forza e con una mano mi teneva il collo e con l'altra mi forzava a bere. Non avevo la forza di reagire, da lì in poi il black out”. 

L’italo norvegese ha anche raccontato che “dopo lo stupro di gruppo mi volevo suicidare, correvo sui binari per farmi mettere sotto da un treno”. Oggi  “faccio atti di autolesionismo” e “ho disturbi alimentari”. 

"Per un legale queste giornate sono forse le più difficili, le più complicate e le più dolorose – ha commentato fuori dall’aula Giulia Bongiorno –. A volte si banalizzano dei fatti che invece, sono di una gravità inaudita. Questi fatti non è che lasciano un segno ma distruggono, devastano. E' una ragazza devastata. Ha fatto una deposizione tra i singhiozzi". 

Cosa dice l’accusa 

Secondo la ricostruzione fatta dalla procura sulla base delle testimonianze delle due studentesse (l’altra ha già deposto in aula) e sull’analisi dei cellulari, la teste sarebbe stata violentata a turno dai ragazzi, mentre l’amica dormiva. Per la difesa si è trattato invece di “rapporti consenzienti”.

''Verso le sei del mattino - si legge in uno dei primi verbali che raccolgono la testimonianza di ‘Silvia’ (nome di fantasia) - mentre R. M. (l'amica, ndr) dormiva'', la giovane è ''stata costretta'' ad avere rapporti sessuali in camera da letto e nel box doccia del bagno, con uno dei ragazzi. ''Gli altri tre indagati hanno assistito senza partecipare''. Poi la giovane sarebbe stata costretta a bere mezza bottiglia di vodka. Secondo la ricostruzione dell’accusa, la “lucidità” della vittima era “enormemente compromessa”, quando è stata ''condotta nella camera matrimoniale dove gli indagati'' l'avrebbero forzata ad avere ''cinque o sei rapporti”. Quindi l’italo-norvegese avrebbe perso conoscenza fino alle 15”, a quel punto sarebbe tornata a Palau, dove trascorreva le vacanze. 

La deposizione dell’amica 

Lo scorso 22 settembre nell’aula di Tempio Pausania era stata sentita l’amica della giovane. “Quando mi sono svegliata saranno state le 12.30/13, mi sono alzata e sono andata a cercare ‘Silvia’ – ha raccontato -. Lei era nella prima stanza a destra, nel letto, completamente nuda. L'ho visto molto confusa e sconvolta e non mi è sembrato che fosse per via dell'alcol perché l'ho vista ubriaca in qualche occasione, ma mai in quello stato. Le ho chiesto più volte cosa fosse successo e lei alla fine mi ha detto '’mi hanno violentata’. Chi, le ho chiesto io. E lei: 'Tutti'”. Parole che la teste aveva già messo a verbale quando fu sentita dagli inquirenti.

La posizione della difesa

Secondo gli accusati le ragazze erano “lucide” quella notte. ‘Silvia’ consumò “sesso consenziente”. E per rafforzare la loro tesi hanno raccontato ai magistrati che dopo il primo rapporto, lei e il primo ragazzo, sarebbero andati insieme a comprare le sigarette, e al ritorno, nella villa del Pevero, a Porto Cervo, lei avrebbe avuto rapporti consenzienti con gli altri tre. Che nei giorni seguenti ci sarebbero stati scambi di messaggi con i ragazzi. Le difese puntano anche sul fatto che la denuncia sarebbe avvenuta solo successivamente ai fatti, quando la ragazza tornò a casa a Milano, e si fece visitare alla clinica Mangiagalli. 

Le difese degli imputati hanno chiesto di acquisire le dichiarazioni che la ragazza ha già reso, senza rinunciare alla testimonianza in aula. "Le prime risalgono al giorno della denuncia – ha spiegato l’avvocata di Capitta, Antonella Cuccureddu – e sono un'infinità di domande. Stiamo parlando di circa 1.400 quesiti che le sono stati rivolti. Meno di un anno dopo, il pm le ha fatto ancora centinaia di domande: è normale credo che il ricordo in quel momento fosse più preciso dell'attuale. Tuttavia il principio fondamentale del dibattimento è quello dell'oralità e dell'immediatezza, cioè la prova si forma davanti al giudice, quello che conterà è quello che viene detto oggi”.