di Elena G. Polidori È la settimana decisiva per il futuro del M5s. Il comitato dei sette saggi voluto da Grillo per trovare una soluzione condivisa su statuto e leadership, si è visto (in call) anche ieri e la base del Movimento è uscita allo scoperto, invocando il fondatore di "non farsi fregare". Ma è fin troppo chiaro...

di Elena G. Polidori

È la settimana decisiva per il futuro del M5s. Il comitato dei sette saggi voluto da Grillo per trovare una soluzione condivisa su statuto e leadership, si è visto (in call) anche ieri e la base del Movimento è uscita allo scoperto, invocando il fondatore di "non farsi fregare". Ma è fin troppo chiaro che i lavori dei diversi gruppi proseguono in modo parallelo.

Quello intorno al futuribile "partito di Conte", per dire, non si è affatto fermato. Si è diffusa la voce che l’ambasciatore Pietro Benassi, che fu nominato da Giuseppe Conte (foto) autorità delegata ai servizi poche ore prima di dimettersi da Palazzo Chigi, starebbe lavorando con lui e con l’ex portavoce, Rocco Casalino, proprio alla costruzione di quel progetto politico che l’ex premier ha confermato di non voler comunque tenere nel cassetto. Le ricostruzioni sull’impegno di Benassi sono state definite "fantasiose" dalla Farnesina, con Luigi Di Maio ancora nel ruolo del pompiere, ma resta il fatto che la trattativa, per quanto portata avanti "con grande determinazione" dai sette, appare comunque molto in salita.

Il nodo centrale resta quello dell’agibilità politica di Grillo su temi come le alleanze di governo e le trattative sul prossimo capo dello Stato che, invece, Conte vorrebbe fossero di sua sola e stretta pertinenza. E se Conte lavora sotto traccia, anche Grillo avrebbe comunque un piano B, ovvero un Movimento fortemente legato alle sue radici, guidato da un terzetto composto da Di Maio, Fico e Virginia Raggi, la sindaca di Roma a caccia di un nuovo ruolo se – come probabile – il suo ’governo’ della capitale verrà bocciato.