di Elena G. Polidori Se sia stata – ancora una volta – colpa delle vacanze (stavolta di Natale) lo si saprà solo tra qualche giorno, ma il dato è che i contagi sono di nuovo in rialzo, l’indice Rt critico un po’ ovunque e le terapie intensive sono tornate, anche queste, sotto pressione. Per questo, l’attenzione è di nuovo alta e il governo ha deciso ieri, con una nuova ordinanza del ministro della Salute, Roberto Speranza, di tornare al sistema delle tre zone di rischio, con differenti misure di contenimento. Dunque da domani Lombardia, Emilia-Romagna, Calabria, Veneto e Sicilia saranno in zona arancione, con Lombardia e Calabria a rischio di entrare di nuovo in zona rossa; i dati dell’analisi del monitoraggio settimanale arrivati ieri dall’Iss parlano di rischio moderato in...

di Elena G. Polidori

Se sia stata – ancora una volta – colpa delle vacanze (stavolta di Natale) lo si saprà solo tra qualche giorno, ma il dato è che i contagi sono di nuovo in rialzo, l’indice Rt critico un po’ ovunque e le terapie intensive sono tornate, anche queste, sotto pressione. Per questo, l’attenzione è di nuovo alta e il governo ha deciso ieri, con una nuova ordinanza del ministro della Salute, Roberto Speranza, di tornare al sistema delle tre zone di rischio, con differenti misure di contenimento. Dunque da domani Lombardia, Emilia-Romagna, Calabria, Veneto e Sicilia saranno in zona arancione, con Lombardia e Calabria a rischio di entrare di nuovo in zona rossa; i dati dell’analisi del monitoraggio settimanale arrivati ieri dall’Iss parlano di rischio moderato in tutte le regione tranne per la Toscana, unica con rischio basso. L’Rt nazionale è salito a 1,03, sorpassando per la prima volta, dopo sei settimane, la soglia dell’1. "Questa settimana – si legge nella relazione della Cabina di regia – si osserva un peggioramento generale della situazione epidemiologica nel Paese. L’incidenza a 14 giorni torna a crescere dopo alcune settimane di decrescita, aumenta anche l’impatto della pandemia sui servizi assistenziali e questo si traduce in un aumento generale del rischio". I tecnici, insomma, sono preoccupati. Chiedono di intervenire perché "l’epidemia si trova in una fase delicata che sembra preludere a un nuovo rapido aumento del numero di casi nelle prossime settimane, qualora non vengano messe in campo misure più stringenti".

L’ordinanza di Speranza scade il 15 gennaio e a quel punto – sulla base di quelle che saranno le rilevazioni al momento – il governo potrebbe rinnovare le misure con un nuovo provvedimento; nel caso di crescita dei contagi la direzione non potrà che essere di misure ancor più stringenti". Intanto, ancora una volta il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, esce dal coro dicendosi "nettamente contrario alla linea che sta seguendo il governo nazionale, che deve prendere una sola decisione: prevedere una sola zona per tutta Italia, al di là di chi oggi sta meglio o peggio; questi criteri sono demenziali". De Luca ha ribadito che a suo giudizio "la linea delle mezze misure serve solo a prolungare all’infinito l’epidemia e a mandare al manicomio i cittadini e gli operatori commerciali". Dello Stesso parere il governatore Attilio Fontana (Lombardia): "Quello delle fasce colorate è un modello che crea solo incertezza e danni economici". La risposta arriva dal ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia: con il sistema delle fasce "si evita il lockdown", ipotesi che per il momento a palazzo Chigi non vogliono prendere in considerazione. È stato poi il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, a spiegare che "siamo a 166 casi per 100mila abitanti in 7 giorni; speriamo che questo rimanga un segnale sporadico, ma in questa fase è molto importante adottare misure adeguate a livello nazionale così come vanno considerate eventuali scelte di rinforzo a livello regionale". Il professore ha confermato che "c’è un incremento della velocità di crescita dei casi" e che "l’età mediana di chi muore rimane costante, cosa che conferma che sono persone più anziane e fragili. È un dato che può essere utile per interpretare i dati quotidiani sulle incidenze".

In estrema sostanza: ci sono 12 Regioni con l’Rt alto (Emilia-Romagna, Friuli, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Provincia Bolzano, Provincia Trento, Puglia, Umbria, Veneto) mentre nel monitoraggio precedente non c’era nessuno in questa situazione. Altre 8 realtà (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Sardegna, Sicilia, Val d’Aosta) sono a rischio moderato, con 13 regioni che hanno un tasso di occupazione dei posti in terapia intensiva e nelle aree mediche sopra la soglia critica. Comunque, per capire ancor meglio qual è la reale situazione, bisognerà aspettare la prossima settimana, quando si avranno numeri più chiari.