Le ricerche di Saman Abbas
Le ricerche di Saman Abbas
Era la sera del 30 aprile quando Saman Abbas, diciottenne pachistana, usciva di casa nelle campagne di Novellara, con una promessa di libertà. Quella notte, invece, l’attendeva una trappola mortale, orchestrata con freddezza da una famiglia che non aveva accettato un ’no’ come risposta. Saman aveva rifiutato il matrimonio combinato dalla famiglia e voleva scappare all’estero col fidanzato Saqib. Aggiornamento Saman, la ministra Cartabia chiede l'estradizione per i genitori Questo è quello che la procura di Reggio Emilia sostiene da quasi 5 mesi. Centoquarantadue giorni che però sono passati senza mai trovare né un corpo né un’arma. Nelle vaste campagne di Novellara, chilometri di campi coltivati che paiono disegnati col righello, è facile far perdere le...

Era la sera del 30 aprile quando Saman Abbas, diciottenne pachistana, usciva di casa nelle campagne di Novellara, con una promessa di libertà. Quella notte, invece, l’attendeva una trappola mortale, orchestrata con freddezza da una famiglia che non aveva accettato un ’no’ come risposta. Saman aveva rifiutato il matrimonio combinato dalla famiglia e voleva scappare all’estero col fidanzato Saqib.

Aggiornamento Saman, la ministra Cartabia chiede l'estradizione per i genitori

Questo è quello che la procura di Reggio Emilia sostiene da quasi 5 mesi. Centoquarantadue giorni che però sono passati senza mai trovare né un corpo né un’arma. Nelle vaste campagne di Novellara, chilometri di campi coltivati che paiono disegnati col righello, è facile far perdere le tracce di qualsiasi cosa. E ora che si fa spazio l’autunno, quei canali fino ad oggi semi-secchi torneranno a sgorgare acqua e trascinare ogni detrito rimasto verso l’alveo del fiume Po, distante pochi chilometri.

Le speranze di ritrovare il corpo di Saman rischiano di fluire via, assieme al Grande Fiume. Perché dopo tanto cercare, l’ipotesi più probabile ormai è che il cadavere della ragazza sia stato fatto a pezzi e disperso nella corrente di uno di questi mille rivoli d’acqua. È quello che si legge, ad esempio, nella lettera anonima arrivata alla redazione del Carlino di Reggio pochi giorni fa, subito presa in consegna dalla procura. "Se volete trovare Saman Abbas dovete cercarla nella zona chiamata Bagna, nelle valli tra Novellara e Guastalla. È stata buttata in acqua tagliata a pezzi per farla mangiare da pesci e animali".

Quella fetta di terra era già stata scandagliata dai carabinieri, con l’ausilio di cani molecolari e georadar di ultima generazione. Tutto inutile. E tornano in mente le parole confidate dallo zio Danish Hasnain, presunto esecutore materiale del delitto, a una sua confidente all’estero, intercettate dai carabinieri: "Abbiamo fatto un lavoro fatto bene". Il 12 luglio le ricerche sono state sospese, dopo che persino i super-cani tedeschi, specializzati nella ricerca dei cadaveri, non avevano scovato alcuna traccia.

Le serre dell’azienda agricola Bartoli, dove tutta la famiglia Abbas lavorava, sono state scoperchiate, controllate, perforate per mesi. Ma nemmeno un brandello di vestito è stato trovato. Tutto ciò che rimane è quel video, registrato dalle telecamere dell’azienda, che riprende Saman uscire di casa assieme al padre e avviarsi con uno zainetto in spalla verso i campi. Poi, poco dopo, è papà Shabbar a tornare da solo, con quello zaino beige in cui la diciottenne aveva stipato ciò che le serviva per iniziare una nuova vita, con il suo vero amore.

Nemmeno il fratello di Saman, ora protetto in una comunità per minori, ha mai saputo indicare dove potesse trovarsi il corpo. È lui il ’supertestimone’ della procura, che per primo ha raccontato ai magistrati del piano criminale messo in piedi dalla famiglia. "Zio l’ha uccisa", ha ribadito agli inquirenti quando è stato interrogato. Ma dove potesse essere stata seppellita, non l’ha mai saputo. Ma non sarebbe il primo caso di omicidio senza un corpo, quello che probabilmente approderà in un’aula del tribunale di Reggio Emilia. Il più noto è certamente il caso di Roberta Ragusa, la quarantacinquenne pisana scomparsa nel gennaio 2012, per il quale il marito Antonio Logli è stato condannato in via definitiva per omicidio e distruzione di cadavere.

Sono state inutili anche le parole del cugino di Saman Ikram Ijaz, fino a ieri l’unico arrestato, che durante l’interrogatorio in carcere ha negato l’esistenza di qualsiasi piano criminale. Le speranze della procura ora sono riposte in Danish Hasnain, che tra dieci giorni sarà a disposizione dei magistrati reggiani. Ma se anche lui rispondesse con il silenzio o l’omertà, il corpo della giovane Saman potrebbe non trovarsi mai più.