Un esemplare di cimice cinese (Foto da Wikipedia)

Roma, 10 ottobre 2018 - Le cimici cinesi sono un autentico flagello che sta devastando l'ambiente alle nostre latitudini, vediamo come liberarsene. L'eterottero, come si definisce in gergo tecnico, è arrivato attraverso le rotte internazionali dei mercantili portacontainer e ora colonizza le colture agrarie, fa marcire la frutta. Gli enti locali escludono pericoli per l’uomo, ma ci sono pesanti ripercussioni che si stanno determinando sull’ambiente, sull’ecosistema Italia. L’infestazione manda in crisi l’economia rurale, in ultima analisi pregiudica il nostro benessere, è in atto una guerra vera e propria nei nostri campi. Le organizzazioni di categoria da mesi lanciano l’allarme, definiscono “invasione biblica” la diffusione della “cimice marmorata asiatica” che distrugge raccolti nei frutteti, negli orti, rovina le grandi coltivazioni di soia e mais.

Abbiamo raccolto una sequenza di domande e risposte, articolate nel modello vero / falso, seguendo le raccomandazioni di Coldiretti, e con la consulenza dell’entomologo Ettore Contarini, past president della Società di studi naturalistici della Romagna.

La diffusione della “cimice marmorata asiatica” non deve preoccupare. FALSO
La cimice cinese è pericolosa per l’agricoltura perché si tratta di un insetto particolarmente prolifico con il deposito delle uova almeno due volte all’anno con 300-400 esemplari alla volta. 

I danni affliggono principalmente le colture agricole. VERO
Nel comparto ortofrutticolo nazionale, a causa dell’invasione di questo invertebrato, si verificano gravi perdite, in particolare per quanto riguarda la coltivazione di mele, pere e pesche. Determinano inoltre una notevole percentuale di frutti deformi, in alcuni casi superiore al 50%, con conseguente deprezzamento. Ma i danni si estendono all’ambiente e vedremo come più avanti. 

Problema transitorio legato alla stagione autunnale. FALSO
Quello che rende la lotta impari è che l’esemplare adulto di cimice cinese è che è in grado di volare per lunghe distanze alla ricerca del cibo e sverna dentro edifici, nelle fessure delle cassette e in anfratti riparati, quindi ricompare in primavera per poi raggiungere le piante, guasta i frutti per alimentarsi, accoppiarsi e deporre le uova. 

I campi sono disseminati di cimici che rovinanno la frutta. VERO
La situazione è drammatica dal Friuli al Veneto, dalla Lombardia all’Emilia Romagna, arriva fino al Piemonte, alle Marche e alla Toscana. Gli eterotteri incidono il rivestimento della frutta e affondano il rostro. La polpa viene attaccata dai batteri e marcisce. 

I consorzi troveranno presto una soluzione ecologica. FALSO
La ricerca per trovare un antidoto alla cimice cinese in laboratorio e in campo punta a colpire lo stadio primordiale agendo sul suo metabolismo per arginare la problematica prima che le cimici si sviluppino sulle varie colture, ma la difficoltà consiste nel fatto che non abbiamo un antagonista naturale da introdurre e al momento si ricorre solo alla chimica, ma i veleni hanno un impatto.

Basta stendere le reti e il problema cimice cinese è risolto FALSO
Le reti sono una difesa teorica, nella pratica, a parte i costi iperbolici, risulta impossibile inglobare, avvolgere e preservare interi frutteti.

Altri insetti provenienti dall’Asia orientale o da zone tropicali hanno colonizzato i nostri territori. VERO
Abbiamo la zanzara tigre che attacca di giorno e affianca la zanzara comune, come se non bastasse è arrivata la zanzara coreana, silenziosissima, della cui presenza è difficile accorgersi, anche quando vola a pochi centimetri dal volto. Ma non dobbiamo dimenticare l’arrivo in Italia e in Romagna di virus alloctoni, come il West Nile, o quelli che causano dengue e chikungunya. La loro diffusione è conseguenza della globalizzazione e dei trasporti transoceanici.

In agricoltura abbiamo superato altri pericoli in passato VERO
Gli alberi da frutto hanno attraversato difficoltà analoghe a quelle causate dalla cimice asiatica anche recentemente, come nel caso del cinipide che si nutre dei germogli primaverili del castagno, si è trovato un piccolo imenottero che attacca il parassita. Ma proviamo a immaginare cosa sarebbe accaduto se danni di quella portata si fossero verificati nei secoli passati.

Non ci sono pericoli per l’uomo FALSO
Secondo vari esperti, non si può continuare ad aggiungere veleni al terreno, c’è una ricaduta sulla salute dell’ambiente e sulla salute umana dall’impiego di fitofarmaci particolarmente tossici. Occorre fare di più per prevenire e per difendere l’agricoltura in Italia. Questo parassita, con il nome scientifico di Halyomorpha halys, favorito da un autunno particolarmente caldo e complice la tropicalizzazione del clima, dilaga anche perché in Italia mancano antagonisti naturali, come dire che siamo sprovvisti di anticorpi e l’invasione esotica ha conseguenze mortali. Per questo occorre sostenere il lavoro dei tecnici alla ricerca di soluzioni efficaci rispettose dell'ambiente.