Vittorio Sgarbi illustra la mostra "Da Cimabue a Morandi"
Vittorio Sgarbi illustra la mostra "Da Cimabue a Morandi"

Bologna, 28 novembre 2014 - Un appello al ministro Franceschini perché non conceda il permesso alla mostra ‘Da Cimabue a Morandi, che inauguererà a febbraio a Palazzo Fava, curata da Vittorio SgarbiL’attacco durissimo e inaspettato arriva dal presidente della sezione bolognese di Italia Nostra Daniele Benati che definisce l’esposizione «scalcinata», priva di progettualità, «espressione – sottolinea la consigliera Jadranka Bentini – di una forma culturale di conservatorismo.

E’ la riprova del provincialismo con il quale oggi si organizzano gli appuntamenti culturali, non si guarda oltre i confini di una bolognesità che sembra diventata per questa città l’unica forma di attrattiva turistica. Lamentiamo – spiega – l’assoluta mancanza di coinvolgimento delle grandi istituzioni museali internazionali, l’assenza di un comitato scientifico che non si limiti a mettere in fila opere che stanno già bene dove sono. Bisognerebbe che la città iniziasse a presentare il proprio patrimonio artistico valorizzando i musei e il lavoro degli enti pubblici. Invece si lasciano queste iniziative solo nelle mani dei privati». 

«Benati? Un abusivo – si limita a commentare Vittorio Sgarbi –. Parla a suo nome, mosso soltanto da motivi personali e tira dentro questa polemica una istituzione prestigiosa, Italia Nostra, i cui responsabili nazionali non sono al corrente della sua iniziativa. Sapevo che arrivando a Bologna con la mostra che tutti avrebbero voluto organizzare avrei suscitato malumori, ma non credevo di meritare appunti così privi di fondamento. Benati parla di opere che starebbero meglio nei musei dai quali provengono – sottolinea il critico d’arte – ma dimentica di dire che questa esposizione è basata, per la stragrande maggioranza, su capolavori che i bolognesi non conoscono perché appartenenti a collezioni private o esposti in chiese o luoghi di difficile accesso».

Come il suo San Domenico di Nicolò dell’Arca? «Certo, basterebbe quel Nicolò dell’Arca, che nessuno ha mai ammirato, a meno che non frequenti casa mia, dove si trova, e che sarà visibile prima a Santa Maria della Vita e poi a Palazzo Fava, a giustificare questa mostra. Ma potrei continuare con un elenco lunghissimo di lavori, penso al Guido Reni e al Carracci che abbiamo avuto in prestito dagli Uffizi. Anche loro, quindi, colpevoli di prestito di opere?».

Ma ci sono anche opere come il Cimabue di Santa Maria dei Servi. «E infatti la storica dell’arte Anna Ottani Cavina, nota studiosa, mi ha detto ‘Finalmente riuscirò ad ammirare bene il quadro di Cimabue, grazie alla tua mostra’. Le uniche opere superstar che escono dai luoghi dove si trovano sono il Raffaello della Pinacoteca, il Cimabue e il Crespi che si trova nel Conservatorio. Quanta gente va al Conservatorio a vedere il lavoro di Crespi?».

Identico lo stupore espresso da Fabio Roversi-Monaco, responsabile del percorso museale Genus Bononiae. «Mi sembra davvero singolare che una persona in quanto singolo, possa esprimere un parere in rappresentanza di una realtà così blasonata come Italia Nostra, senza avere l’appoggio degli organi collegiali. Questo è il suo punto di vista, non quello, almeno per ora di Italia Nostra. Forse Benati ha immaginato che, visto che Sgarbi, dopo le critiche anche dure che aveva rivolto a Goldin per ‘La ragazza con orecchino di perla’ fa una mostra con noi, la stessa sorte possa toccare a lui. Visto che più volte ha lasciato intendere che una collaborazione con la nostra Fondazione non gli sarebbe dispiaciuta. Infine trovo fuori luogo e di cattivo gusto citare il lavoro di accademici valenti come Longhi e Arcangeli, ai quali certo lui non può essere paragonato nè paragonarsi. Cosa provo per lui? Una contenuta pietas».