Marcella Cocchi Se un imprenditore delle tv ha segnato per sempre il centrodestra e un comico ha democristianizzato l’antipolitica, non si può escludere a priori l’ipotesi che il duo rapper-influencer riscriva il programma del Pd a colpi di like. Fedez è stato più netto di Letta contro gli "omofobi" leghisti e ora contro...

Marcella

Cocchi

Se un imprenditore delle tv ha segnato per sempre il centrodestra e un comico ha democristianizzato l’antipolitica, non si può escludere a priori l’ipotesi che il duo rapper-influencer riscriva il programma del Pd a colpi di like. Fedez è stato più netto di Letta contro gli "omofobi" leghisti e ora contro il fuoco (ex amico) di Renzi sul ddl Zan. Per molti sedicenti progressisti del web e dei diritti Lgbt, Fedez è eroico. Illustri commentatori gli hanno riconosciuto il merito di aver condizionato il dibattito senza troppi colpi di antipolitica grillina cui è affine (tentativo gettato poi alle ortiche dalla moglie: ieri la Ferragni ha ’gridato’ al suo impero di follower che la "politica fa schifo").

Ma il punto è: la sinistra può mettere nel suo Pantheon ideale i Ferragnez? Oddio, è vero che negli anni abbiamo sentito di tutto: da Olof Palme con Veltroni a Kennedy con Renzi, per non parlare di Fassino che osò fare il nome di Craxi. Ma davvero una sinistra che dovrebbe sbandierare idee progressiste forti per difendere quel che un tempo si chiamava il ceto medio debole, può essere sorpassata nelle piazze dei social dalla cosiddetta ’politica spettacolo’? Quando Nanni Moretti portava davanti ai tribunali i suoi girotondi, lo faceva per riempire un vuoto politico ("D’Alema, di’ una cosa di sinistra..."). Ora non si può dire che Letta non si sia speso per il ddl Zan, anzi sembra atterrito più dal gender che dai precari, ma scappa da ridere (per non piangere) al pensiero che l’indignato speciale Fedez prenda il posto di Marx nel cuore degli ex compagni. Da ’Il capitale’ al capitalismo dei clic.