Papa Francesco con vescovi e cardinali (Ansa)
Papa Francesco con vescovi e cardinali (Ansa)

Città del Vaticano, 20 maggio 2019 - Vescovi pronti al giro di vite nella lotta alla pedofilia nella Chiesa. In particolare nell'ottica di una più stringente cooperazione con le autorità civili e di un rigoroso contrasto a qualsiasi ipotesi di copertura degli abusi da parte dei vertici diocesani. I riflettori sono cosí puntati sull'assemblea generale della Conferenza episcopale italiana in corso da oggi fino a giovedí nell'Aula del Sinodo, in Vaticano. Nell'occasione i vescovi approveranno le nuove linee guida per la gestione dei casi di pedofilia all'indomani del motu proprio del Papa, 'Vos estis lux mundi', che ridefinisce molteplici aspetti della legislazione canonica universale in materia. Dalla segnalazione della notitia criminis alla tutela dei denuncianti, dall’accountability dei vescovi alla durata delle indagini. 

IL DISCORSO DEL PAPA - I lavori saranno aperti da Francesco che alle 16.30 terrá un intervento davanti alla plenaria dell'episcopato. Le sue parole sono attese con una certa trepidazione dai vescovi visto che il Pontefice in queste occasioni non ha mai mancato di 'pungulare' i presuli. Vuoi sulla necessitá di non ridursi a "funzionari di Dio" o di "camminare davanti, in mezzo e dietro al gregge"; vuoi sull’urgenza di perseguire la povertá evangelica e assicurare trasparenza nel governo diocesano. Possibile che oggi il Papa chieda all’episcopato di tradurre in opere il suo discorso al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze (2015), incentrato sul metodo della sinodalitá, vera cartina di tornasole dell'azione pastorale. Appena una settimana fa, incontrando la diocesi di Roma in Laterano, senza mezzi termini lo stesso Francesco ha lamentato come quell'intervento "sia sparito, sia entrato nell'alambicco delle distillazioni intellettuali" quando invece dovrebbe rappresentare "lo stile della nostra Chiesa". C’è anche da aspettarsi che torni a battere (finora non ha ottenuto l’attenazione dovuta) sull’opportunità di tagliare il numero delle diocesi (226). Sono troppe rispetto al restante panorama mondiale. Oltre una trentina di anni fa erano ben 325 e già allora la cura dimagrante suscitò diverse resistenze. Al termine dell’intervento papale, il confronto fra Bergoglio e l'episcopato proseguirà, come di consueto, a porte chiuse

LA PROLUSIONE - Domani, invece, alle 9, il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, terrà la prolusione iniziale nella quale l’arcivescovo di Perugia dovrebbe affrontare tra l’altro il tema delle elezioni europee, data la concomitanza con il voto di domenica prossima. Il clima politico, e in particolare la linea del governo giallo-verde sui migranti, allarma la sinistra ecclesiale, dentro e fuori l’episcopato. Si chiede un confronto interno e una stigmatizzazione netta dell’azione dell’eseculivo. Bassetti, che non ha lesinato in questi ultimi mesi giudizi severi sui toni accesi della politica e su un incremento delle folate razziste nel Paese, dovrà esercitare soprattutto  la dote della prudenza. Nell’episcopato, infatti, sono in rialzo le quotazioni sovraniste. Di stretta attualità in queste ore è divenuta poi la questione dell’utilizzo dei simboli religiosi nei comizi dopo quello in piazza Duomo del vice premier Matteo Salvini  (con tanto di rosario brandito sul palco tra i fischi al Papa del popolo leghista). Difficile che il tema non entri nella prolusione del cardinale. Quanto alla conferenza stampa conclusiva dell’assise, questa è in programma giovedí.

PEDOFILIA - Qualche mese fa il presidente della Cei, intervistato da Qn, ha anticipato l'introduzione nelle nuove linee guida anti abusi (quelle vigenti risalgono al 2014) dell'obbligo per un vescovo di denunciare allo Stato i casi di pedofilia dei quali sia venuto a conoscenza, fermo restando un previo giudizio di verosimiglianza delle accuse. Resta da vedere, però, se la regola alla fine entrerà o meno nel documento. Il dibattito è acceso. In seno all’episcopato resiste una nutrita compagine che, facendo leva sul fatto che per l’ordinamento giuridico italiano i vescovi non sono né pubblici ufficiali, né incaricati di pubblico servizio (quindi sono svincolati dal comunicare notizie di reato alle autorità) punta a mantenere lo status quo. Ossia il semplice dovere morale di cooperare per il bene comune. Il recente motu proprio del Papa dà loro un valido assist, se è vero che, data la sua portata universale, non fissa alcun obbligo di denuncia allo Stato (si rimarca solo il rispetto delle singole normative nazionali). Piuttosto il motu proprio impone al chierico (diacono, prete o vescovo) di segnalare all’autorità ecclesiastica superiore eventuali casi di pedofilia. Su questo punto la Cei dovrà necessariamente aggiornare le linee guida, così come sull’accountability dei vescovi. In altri termini andranno indicate le modalità di denuncia, indagini e giudizio relative a quei presuli che abbiano coperto le violenze. Il documento ‘Vos estis lux mundi’ prevede anche la costituzione in ogni diocesi, entro il 2020, di uffici per la ricezione di segnalazioni inerenti casi di abusi. Ad oggi il Consiglio permanente della Cei ha creato il Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti e i singoli servizi regionali. Compito di questi organismi è quello di assicurare il supporto alla Conferenza episcopale italiana e alle Chiese particolari nella lotta agli abusi. 

GLI ALTRI TEMI - Oltre alla questione pedofilia, di per sé la più scottante, i vescovi affronteranno anche altre tematiche, per così dire più intra ecclesiali. A partire dal nodo della missionarietà, di per sé fulcro dell’assise. A riguardo sono previsti lavori di gruppo. Vi sarà anche un aggiornamento sul prossimo incontro, dedicato alla pace nel Mediterraneo, in agenda nel prossimo anno. Così come vi sarà un inizio di confronto sugli orientamenti pastorali per il quinquennio 2020-2025.