Chico Forti in un'immagine d'archivio (Ansa)
Chico Forti in un'immagine d'archivio (Ansa)

Roma, 3 dicembre 2019 - Il governo italiano chiederà per Chico Forti la grazia agli Usa. "La richiesta da fare subito, in maniera forte, diplomatica, con tutte le nostre risorse con gli Usa, è la grazia" e "quello che faremo nei prossimi mesi sarà questo: incontrare possibilmente il governatore della Florida e i rappresentanti diplomatici americani e chiedere la grazia", sono state le parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, durante una conferenza alla Camera sulla vicenda del connazionale arrestato negli Usa nel 1998 e condannato all'ergastolo nel 2000 da un tribunale della Florida con l'accusa di omicidio premeditato. Velista e produttore televisivo, Chico Forti si è sempre professato innocente e vittima di un errore giudiziario. Le Iene recentemente hanno dedicato tre puntate alla vicenda.

L'intenzione del governo è quella di "tenere aperte tutte le tre strade" percorribili: oltre alla grazia, quella della "revisione del processo, più lunga e incerta", e la possibilità di "cercare di far tornare qui Chico Forti anche se da detenuto" così da "avere il nostro connazionale qui e monitorarlo e stargli vicino", ha sottolineato Fraccaro.

Sui tempi, "io potrei anche fare domani la richiesta di grazia, ma vorremmo ottenere il risultato, e quindi va preparata, e significa incontrare le parti, fare un rapporto di confronti bilaterali, preannunciarlo, prepararlo, chiederlo e ottenerlo", ha spiegato il sottosegretario. "Chico ora non ha bisogno di proclami ma di fatti, e noi lavoriamo su questi". "Ci sono tanti italiani all'estero che hanno problemi con giustizia, sono 2.113 i detenuti italiani all'estero", e "l'Italia ha il dovere di garantire loro giustizia". Sul caso di Forti, "il problema è innanzitutto la tenuta psicologica di Chico, perché dopo 20 anni l'ennesima promessa potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso. Non dobbiamo illudere nessuno, ma nemmeno far sentire meno la nostra vicinanza".

Chico Forti: "Grazie a Di Maio per l'impegno"

E Forti ha mandato un messaggio al ministro degli Esteri Luigi Di Maio. "Indipendentemente dal risultato che otterrai, un grazie a te, Luigi, per esserti preso a cuore la mia situazione"

"Onorevole Di Maio, anzi Luigi, visto che già ti considero un amico, tu hai già diritto di richiedere la commutazione di sentenza perché l'Italia è a credito. Abbiamo rilasciato vari cittadini americani inclusi in Italia con sentenze equiparate alla mia. Richieste esaudite in tempi ristretti (...). Perché io non posso ricevere lo stesso trattamento? Ho passato vent'anni in catene per un delitto che non ho commesso", sottolinea Forti. "Questo mio è un messaggio di rabbia, così vent'anni mi hanno trasformato", ha proseguito sottolineando che "ciò che voglio è tornare in Italia, vivere il resto della mia vita da libero cittadino. Terminare i miei giorni in una prigione" è una cosa cosa che "non va, perché io non sto chiedendo misericordia". "Non sono né presuntuoso né ipocrita, ma ciò che chiedo è giustizia. Una giustizia che mi è stata negata spudoratamente dal Paese che si proclama leader dei diritti umani". "E' rincuorante sapere che state collaborando per la mia causa uniti, indipendentemente dalle ideologie politiche", ha continuato Forti. "Senza il vostro intervento terminerò i miei giorni in un sacco nero, senza lapide", e "io accetterò la deportazione e il veto a rientrare negli Stati Uniti. Lo accetterò perché non ho altra scelta", ha concluso Forti. "Sono agli sgoccioli di una riserva che ritenevo inesauribile. Sono stanco".

Di Maio: "Non mollare, noi non molliamo"

"Grazie a te Chico, perché nonostante tutto quello che stai passando e che hai passato, continui ad avere fiducia nelle istituzioni - ha risposto Di Maio -. Non sei solo in questa battaglia e sappi che farò il possibile affinché il tuo caso si possa finalmente risolvere positivamente. La nostra attenzione come MoVimento 5 Stelle è massima fin da quando eravamo all'opposizione, grazie al lavoro di molti portavoce come Emanuela Corda e Riccardo Fraccaro. Non mollare. Noi non molliamo!", ha scritto il ministro degli Esteri su Facebook.