Alessandro

Milan

Era dai tempi del rischio default della Grecia che non si vedeva un profluvio di commenti di tale portata. Non c’è capo di Stato o di governo, leader politico nazionale o comunitario che non si sia sentito in dovere di dichiarare sul progetto Superlega di calcio. Dire che stiamo parlando solo di ventidue ragazzi in mutandoni che prendono a pedate un pallone stavolta non rende l’idea.

È la più grande rivoluzione per lo sport più amato nel Continente, ci sono in ballo palate di quattrini, chi è dentro sguazza come Paperone nei dobloni, chi è fuori annaspa. E si sa, quando di mezzo c’è una montagna di denaro, tutti dicono la loro, come per il default di Atene, per l’appunto.

Macron, Johnson,

la vicepresidente della Commissione Ue Schinas, Draghi, sembra un G20 e stiamo parlando di Messi e Cristiano Ronaldo. Come nei migliori consessi economici, non mancano colpi bassi: "bugiardo!" e ti aspetti Biden che apostrofa Trump e invece

è l’Uefa contro Agnelli, "separatisti!" e sembra Bruxelles che vuole scongiurare la Brexit e invece

è la Fifa, quella che organizza

i mondiali di calcio, che tuona; "egoisti!" e ti immagini Macron che di recente rimprovera l’Unione europea e invece l’urlo si alza dalle tifoserie di sei squadre inglesi.

A me, pur essendo tifoso del Milan, il progetto non piace, comunque ho la sensazione che la questione meriti una abbondante dose di popcorn

e un divano comodo.