Marco Buticchi Fatta la legge, cancellata l’obsolescenza: per ridurre la rincorsa all’accumulo di carcasse elettroniche, si deve ricorrere al Parlamento. Eppure vi ricordate quegli antri, simili a laboratori d’alchimista dove, sugli scaffali, erano allineati vecchi televisori impolverati,...

Marco

Buticchi

Fatta la legge, cancellata l’obsolescenza: per ridurre la rincorsa all’accumulo di carcasse elettroniche, si deve ricorrere al Parlamento. Eppure vi ricordate quegli antri, simili a laboratori d’alchimista dove, sugli scaffali, erano allineati vecchi televisori impolverati, scheletri di apparecchi radiofonici, transistor grossi come pere del Trentino. Ogni volta che ci penso provo un morso di nostalgia nel rivedere l’artigiano, gli occhialetti in punta di naso, che accoglieva il nostro apparecchio con mani paterne e la saggezza di un anziano medico. Ascoltava i sintomi per proferire la prognosi e i giorni di degenza del nostro televisore. Sono professioni scomparse, un po’ come l’arrotino e l’ombrellaio.

Oggi si fa prima a buttare al primo accenno di magagna e ricomprare. Con il risultato che le discariche di elettrodomestici e simili strabordano di ossature svuotate ormai di ogni minima parte atta al riutilizzo. Nel mondo che corre non si può più aspettare il giusto tempo di convalescenza: senza il nostro inseparabile telefonino veniamo assaliti da vere e proprie crisi d’astinenza. Come se l’universo capitolasse perché non siamo connessi. Senza parlare dell’economicità e dell’obsolescenza programmata: due ostacoli messi in campo dai produttori proprio per continuare a produrre. Eppure io non vedo l’ora di affidare ancora il mio televisore alle mani d’oro dell’artigiano e, con voce preoccupata, mormorare "si è spento", e rimanere in attesa del suo miracolo elettronico.