Giorgio Comaschi Una ciabatta della Ferragni può costare anche 1.200 euro. Ed è di una bruttura che le formiche quando la vedono a distanza vanno in terapia intensiva. Ma ce ne sono anche altre, da 145 euro. Ah bè, allora quasi quasi. Il cataclisma estetico, pari solo a certi tedeschi sulle spiagge anni 60 che a livello di ciabatte orrende erano maestri, è colossale. Ma il mondo adesso è...

Giorgio

Comaschi

Una ciabatta della Ferragni può costare anche 1.200 euro. Ed è di una bruttura che le formiche quando la vedono a distanza vanno in terapia intensiva. Ma ce ne sono anche altre, da 145 euro. Ah bè, allora quasi quasi. Il cataclisma estetico, pari solo a certi tedeschi sulle spiagge anni 60 che a livello di ciabatte orrende erano maestri, è colossale. Ma il mondo adesso è guidato dalle influencer, o anche "influenzer", perché la c diventa zeta come ridere. Sottoprodotti ferragneschi, ragazzine smanettone di smartphone, invadono il famoso web di messaggi e storie, facendo esplodere ai confini della ionosfera una presunzione di dimensioni siderali. Io, io, io. Io faccio, io vi faccio vedere, io vi spiego tutto, io vi faccio lezione di yoga, io vi faccio dimagrire, io vi faccio rilassare, io mi specchio nel mio smartphone, scusate il brufolo, scusate i capelli, scusate le occhiaie, fatemi delle domande che vi rispondo. Ognuno si inchioda a guardarle, convinto di non essere così e di essere migliore. E loro fanno "ascolto". Come il trash televisivo delle aste o dei blateranti conduttori, che tutti guardano per vedere dove vogliono arrivare. Ma la melassa in cui ci stanno accompagnando è una sabbia mobile senza ritorno.

Tutte le influencer fanno pubblicità a qualcosa, alla cremina, al rossetto, al coprirughe, alle messe in piega della parrucchiera Jole sotto casa, che le sgancia un centello. E via così. Sperando di diventare chi? La Ferragni, che nel 2020 ha avuto un giro di affari di 20 milioni di euro. Si parla di 50mila euro a post sui social se la vuoi. "Se torno a nascere faccio la Ferragni", dicono. Eh, ma non ce la fai mica. Bisogna essere capaci. Come fai, in un mondo in cui se non c’è Fedez non c’è un duetto, non c’è un programma, non c’è un concerto, non c’è un’Orietta (che comunque, Fedez o non Fedez, è una banca mondiale). E allora telefonino in spalla e mangiare panini. E poi molti selfie, ovvio, con la bocca a culo di gallina.