French cartoonist Wolinski displays a drawing during a photocall at the 61st Cannes Film Festival in this May 16, 2008 file picture. Cartoonist Wolinski was one of the journalists killed when hooded gunmen stormed the Paris offices of the weekly satirical magazine Charlie Hebdo renowned for lampooning radical Islam, killing at least 12 people, including two police officers in the worst militant attack on French soil in recent decades January 7, 2015. Picture taken May 16, 2008.   REUTERS/Vincent Kessler/Files  (FRANCECRIME OBITUARY - Tags: CRIME LAW MEDIA OBITUARY)
French cartoonist Wolinski displays a drawing during a photocall at the 61st Cannes Film Festival in this May 16, 2008 file picture. Cartoonist Wolinski was one of the journalists killed when hooded gunmen stormed the Paris offices of the weekly satirical magazine Charlie Hebdo renowned for lampooning radical Islam, killing at least 12 people, including two police officers in the worst militant attack on French soil in recent decades January 7, 2015. Picture taken May 16, 2008. REUTERS/Vincent Kessler/Files (FRANCECRIME OBITUARY - Tags: CRIME LAW MEDIA OBITUARY)

Pino Di Blasio

FIRENZE, 8 gennaio 2015 - HA SCOPERTO quasi subito che tra le vittime della strage c’era anche il suo amico fraterno, Georges Wolinski. E così Sergio Staino, il padre di Bobo, è subito andato a cercare quella vecchia foto con lui, Altan e Wolinski (qui a destra). «Siamo stati amicissimi per lungo tempo – confessa con voce ferma ma palesemente triste – Lui è stato uno dei miei riferimenti, da quando lavorava negli anni Sessanta a Hara-Kiri, il settimanale culto del maggio francese, dal quale poi nacque Charlie Hebdo. Wolinski è stato con me a Cuba, è venuto tante volte nella mia casa in Toscana, tanto che ha voluto comprarne una simile in Provenza. Pentendosi quasi subito, perché subissato dalle tasse».

Tra Staino e Wolinski l’amicizia è diventata anche rapporto di lavoro. «Lui ha partecipato anche al mio film ‘Non chiamarmi Omar’, assieme a Altan, ricordo che si era invaghito di Stefania Sandrelli. Eravamo insieme anche in piazza Santa Croce a Firenze, nel 1994, a celebrare quella gioiosa macchina da guerra di Occhetto che perse rovinosamente le elezioni».
Dai ricordi, Staino passa al dolore e alle lacrime. «La prima cosa che ho pensato è che Wolinski non fosse in redazione. Non ci andava mai, lavorava da casa. E invece era lì, a una riunione. Quei terroristi sapevano di trovare a quell’ora tutta la redazione, anche chi lavorava dall’esterno. Georges era l’elemento di fusione tra la satira del Sessantotto, quella della vecchia guardia di Reiser e Gébé, con i nuovi filoni. La sua cifra era politica e sociale, con tanti tocchi di erotismo goliardico. Lontano dalle vignette su Maometto e Islam che hanno fatto da detonatore alla strage». 

STAINO però spiega la distinzione. «Quelle vignette non sono belle – afferma da tecnico della satira – e avevano anche scarso senso artistico. Charlie Hebdo le ha pubblicate proprio perché sono una difesa della libertà di espressione, di pensiero, di stampa. La satira non si fermerà di fronte a questa strage. Anzi, aumenta la nostra voglia di lanciare sberleffi a tutti i fondamentalismi e ai fanatici. Anche l’Europa dovrebbe reagire così: isolare con maggiore forza gli estremismi e iniziare una politica di rapporti con la stragrande maggioranza di islamici che sono contro al Qaeda».