Milano, 25 marzo 2019 - Cesare Battisti alla fine ha ceduto. Su sua stessa richiesta, l'ex terrorista è stato interrogato nel fine settimana dal pm Alberto Nobili, titolare del pool antiterrorismo della Procura di Milano, e ha ammesso le sue responsabilità "in quattro omicidi" (in due fu l'esecutore materiale), i tre ferimenti a lui imputati e la partecipazione ai Pac. In pratica tutti gli addebiti che gli sono stati fatti negli anni, sanciti da sentenze. Lo ha detto il procuratore di Milano Francesco Greco oggi in una conferenza stampa. Finora Battisti si era sempre professato innocente.

Per Greco, le sue parole fanno "giustizia di tante polemiche che ci sono state in questi anni", rendono "onore alle forze dell'ordine e alla magistratura di Milano" e fanno "chiarezza su un gruppo, i Pac, che ha agito dalla fine degli anni '70 in modo efferato".  Non si può parlare di una confessione ma di un "riconoscimento importantissimo al lavoro dei magistrati, una sorta di 'onore delle armi' per chi lo ha inquisito - ha commentato Nobili -. Qua non si tratta di una collaborazione con la giustizia, ma di importantissime ammissioni arrivate da un 'irriducibile' che ha barato per 37 anni e si è reso latitante, dichiarando di essere innocente e di essere un perseguitato politico". Battisti è stato sentito per 9 ore nel carcere di Oristano dove è detenuto da gennaio

"Chiedo scusa per il dolore che ho provocato"

LE SCUSE - L'ex membro dei Proletari armati per il comunismo, arrestato in Bolivia 37 anni dopo la fuga dal carcere ed estradato in Italia ha anche chiesto scusa per il dolore provocato alle famiglie delle vittime ("mi rendo conto del male che ho fatto").  "Quella di Cesare Battisti è stata una sorta di dissociazione da quella che all'epoca riteneva una guerra giusta", hanno chiarito Greco e Nobili. Le ammissioni di Battisti riguardano solo le sue azioni: "Non farò il nome di altri", avrebbe detto a Nobili, negando di avere avuto "alcuna copertura occulta" durante la latitanza. Non è solo la prima ammissione di Battisti, ma anche la sua prima deposizione in assoluto su quei fatti, "dato che quando venne emesso l'ordine di cattura per gli omicidi lui era già latitante", ha spiegato il magistrato. 

GLI OMICIDI - Battisti, 63 anni, è stato condannato in via definitiva per quattro omicidi, due commessi materialmente, due in concorso: quello del maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno 1978, quello del gioielliere Pierluigi Torregiani e del commerciante Lino Sabbadin, che militava nel Msi, uccisi entrambi da gruppi dei Pac il 16 febbraio 1979, il primo a Milano e il secondo a Mestre; e quello dell'agente della Digos Andrea Campagna, assassinato a Milano il 19 aprile 1978. 

"Scuse finte, punta a riduzione della pena"

I FAMILIARI DELLE VITTIME - Adriano Sabbadin, figlio di Lino, definisce "un passo avanti" l'ammissione di Battisti: una "conferma della sua colpa". Il dubbio è però che l'ex terrorista sia mosso dalla prospettiva di benefici: "Spero che non ammetta gli omicidi per altri motivi magari per ottenere una indulgenza dai giudici che non merita". Ne è convinto Maurizio Campagna, fratello di Andrea Campagna, che parla così a SkyTg24: "Ritengo che il suo avvocato lo stia consigliando per avere riduzioni di pena. Non sono scuse veritiere, secondo me, l'unica cosa che pensa di ottenere è avere quelle riduzioni che hanno ottenuto tanti terroristi, compresi i componenti dei Pac". E in effetti fonti qualificate riferiscono che, in linea teorica, le ammissioni possono incidere sul regime detentivo, in questo caso allontanano per Battisti il rischio del '41bis', e sui benefici penitenziari, come i permessi, nel corso della detenzione. 

"Una scelta per liberarsi del passato"

IL PM: UN RITO LIBERATORIO - Ma la sensazione del magistrato che l'ha interrogato è che per Battisti parlare sia stato un "rito liberatorio". All'inizio "era in imbarazzo e in difficoltà", ha detto Nobili:  "Non posso dire che è stato un fiume in piena, ma ho percepito che per lui avevano un effetto liberatorio. Ha reso delle dichiarazioni senza che la Procura potesse intervenire in suo favore perché i suoi interlocutori sono i giudici. La sua è stata una scelta di campo per liberarsi di un passato che non ha rinnegato ma si è reso conto che è stato devastante".

"Non è un mostro"

L'AVVOCATO - L'interrogatorio "non è stato fatto per i benefici eventuali - precisa il legale di Battisti, Davide Steccanella - la speranza è di restituire un'immagine giusta del mio assistito, che non è quel mostro che può colpire ancora come è stato descritto, ma è una persona che da 40 anni non ha più commesso delitti e ha voluto rivisitare la sua vita e ricostruire un periodo".

"Non deve uscire dal carcere"

SALVINI - "Battisti chiede scusa, meglio tardi che mai", è il commento del vicepremier Matteo Salvini. Ora "mi aspetto chiedano scusa quegli pseudointellettuali di sinistra che hanno coperto e difeso questo squallido personaggio". Il leghista - in collegamento con la trasmissione Quarta Repubblica, in onda su Rete 4 - ha anche detto che "la rieducazione del carcere per quanto mi riguarda non vale per Battisti: sarà brutto da dire ma uno che ha ucciso 4 persone non deve uscire dal carcere".