Adriano Celentano (83 anni) ha più volte scritto a Corona tramite il web
Adriano Celentano (83 anni) ha più volte scritto a Corona tramite il web

"Il tuo sciopero della fame, in un momento come questo è a dir poco fuori moda. E tu, caro Fabrizio, sei troppo intelligente per non sapere che se dovessi morire adesso solo per fare un dispetto a chi, per forza, ha dovuto giudicarti, non gliene fregherebbe niente a nessuno. Quando tu, con la faccia insanguinata, inveendo contro i giudici, hai detto che sei un bravo ragazzo, ebbene io sono il primo a esserne convinto. È vero. Tu sei un bravo ragazzo che però ha commesso dei Reati. Con in più l’aggravante di sfidare i giudici". Sono alcune delle parole che Adriano Celentano attraverso i social scrive a Fabrizio Corona, che si trova nel reparto di Psichiatria dell’ospedale Niguarda di Milano, in attesa di tornare in cella dopo la revoca dei domiciliari.

Già in passato il Molleggiato aveva scritto al fotografo. In questa occasione Celentano suggerisce a Corona "un'idea" per voltare pagina e ripartire. "Qualcosa mi dice che è in atto un cambiamento... un cambiamento che potrebbe riguardare la tua storia... e non solo la tua, anche la mia, insomma la storia di tutti... dell'Italia, del mondo... E chi ce lo sta dicendo è quella Signora, sempre un pò incazzata, che per farci capire il grande valore di un 'tenero ABBRACCIO', non sempre usa modi amichevoli. Se poi si accorge che non manteniamo le DISTANZE diventa anche manesca fino al punto di UCCIDERE. Il suo nome credo che sia Pande… 'mia', mi pare, o qualche altra cosa che tradotto, significa: diffusione di una 'BATOSTA MONDIALE'. In un solo anno il Covid ha ucciso 2 milioni e mezzo di persone, di cui centomila solo in Italia".

E ancora: "In giro qua e là, si uccidono genitori e poi buttati in un fiume. Mentre altri che non si possono chiamare genitori, non ci pensano un attimo a buttare un loro figlio di appena 4 giorni nell'acqua bollente, ora ricoverato in ospedale con ustioni su tutto il corpo". 

Corona dovrà scontare di nuovo 9 mesi di reclusione che aveva già scontato, in affidamento terapeutico, tra febbraio e novembre 2018. La sentenza della  Cassazione è arrivata giovedì sera: dichiarato inammissibile il ricorso del fotografo.