Guido Bandera Adelina voleva essere italiana. Tradita da tutti, abbandonata in pasto alla burocrazia, si è arresa e si è tolta la vita. Pensava di meritarsi di essere una di noi, lei, nata in Albania, mandata a 22 anni sulla strada a vendere il proprio corpo per arricchire una banda di sfruttatori. Si era ribellata. In cambio di nulla, aveva ignorato i pericoli mortali che comporta mettersi contro una potente...

Guido

Bandera

Adelina voleva essere italiana. Tradita da tutti, abbandonata in pasto alla burocrazia, si è arresa e si è tolta la vita. Pensava di meritarsi di essere una di noi, lei, nata in Albania, mandata a 22 anni sulla strada a vendere il proprio corpo per arricchire una banda di sfruttatori. Si era ribellata. In cambio di nulla, aveva ignorato i pericoli mortali che comporta mettersi contro una potente organizzazione criminale e aveva creduto nello Stato. Quaranta arresti, ottanta denunce: la fine di un lucroso giro di delinquenza. Foto sui giornali, strette di mano. In cambio le avevano dato una pacca sulla spalla e un permesso di soggiorno con scritto “apolide“. Una formula che bastava per avere cure per il male che la stava divorando, una casa popolare, magari un lavoro. Lasciata al caustico menefreghismo di uffici bizantini, il sogno è sfumato. Pugnalata alle spalle, malata e amareggiata, Adelina, che non aveva avuto paura dei propri aguzzini, si è piegata. E si è uccisa a Roma, città dalla quale era stata allontanata con un foglio di via per aver protestato davanti al Viminale.

Ma ai piedi del parapetto da cui si è gettata insieme a lei c’era un’altra vittima: la fiducia nello Stato. Noi, che italiani lo siamo per nascita e cultura, sappiamo, ridotti a un cinismo atroce, che sulle promesse della politica e della pubblica amministrazione non c’è da scommettere. Lei no, lei ci credeva. Le avevano detto che sarebbe stata italiana. La sua speranza è finita così, su una strada della capitale. A noi, invece, non succede. Con l’indifferente frusciare di scartoffie del palazzo conviviamo da sempre. Eppure anche qualche italiano ci ha creduto come Adelina. E ha pagato in prima persona. Esempi? Quanti ne volete. Ve lo ricordate Libero Grassi, il commerciante che disse di no al pizzo? Fu ammazzato dalla mafia nel 1991. Lo Stato non seppe proteggerlo. E il pizzo, purtroppo, si paga ancora. E che dire dei testimoni di giustizia, che ancora oggi non hanno la stessa protezione dei pentiti? Il nostro è un Paese che ama gli eroi, pronto a umiliarti in vita e a farti un monumento. Da morto.